Afghanistan: il governo Renzi decide di proseguire la missione

Dopo la decisione degli Usa di rimandare il ritiro delle truppe, l'Italia si allinea e decide di restare.

Italian soldiers stand to attention during a change of command ceremony at an Italian military camp near Herat airport on February 18, 2014.  The commander of international forces in Afghanistan, US General Joseph Danford attended a change of command ceremony in which Italian General Scopigno officially assumed command of ISAF forces in western Afghanistan from Italian Brigadier General Michele Pellegrino. Currently the international forces in western Afghanistan are led by Italian troops. AFP PHOTO/ Aref KARIMI        (Photo credit should read Aref Karimi/AFP/Getty Images)

31 ottobre 2015 - L’Italia, come anticipato nei giorni scorsi, si allineerà alla decisione degli Stati Uniti e rimanderà il ritiro delle truppe in Afghanistan. A confermarlo, rispondendo a un'interpellanza alla Camera, è stato il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, che su questo punto è stato molto chiaro:

Il governo ha deciso di rimodulare il rientro di alcune capacità del contingente dall'Afghanistan e di aumentarne la consistenza numerica a fine 2015 in misura ritenuta idonea a compensare il rientro della parte del contingente spagnolo che era dedicata alla Force Protection.

Rossi, in risposta all’interpellanza urgente di Massimo Artini, ha inoltre spiegato l’importanza di questa missione, sottolineando come “l'Italia, da molti anni presente in Afghanistan in una missione che ha senza dubbio garantito, rispetto alle condizioni del passato, un più elevato livello di sicurezza, partecipazione democratica e progresso sociale ed economico del Paese sta completando il processo di valutazione tecnica e politica relativo all'ipotesi di proseguire nel proprio impegno”.

E, ancora:

Dall'esito di tali valutazioni il Governo informerà tempestivamente il Parlamento, così come sempre avvenuto, per consentirgli di poter esercitare le prerogative di competenza. L'eventuale disponibilità del Paese a continuare la missione dovrà comunque tenere conto delle valutazioni e delle decisioni che saranno collegialmente prese in ambito Nato fin dai prossimi incontri. Solo in tale sede, infatti, sarà possibile valutare e pianificare le esigenze da soddisfare e le misure più opportune da adottare da un punto di vista operativo e, soltanto in conformità a tali valutazioni, anche l'Italia potrà meglio individuare il contributo da rendere disponibile. Ogni soluzione, comunque, terrà conto delle sempre prioritarie esigenze di tutela della sicurezza dei nostri uomini.

Afghanistan: il governo Renzi valuta se proseguire la missione

Dopo la decisione di Barack Obama di estendere di un anno la missione Usa in Afghanistan, anche l'Italia potrebbe allinearsi e prendere una decisione simile. Lo ha fatto sapere lo stesso Renzi parlando all'università di Venezia: "Avete sentito Obama, adesso stiamo valutando se prolungare di un altro anno la nostra presenza in Afghanistan, come ci è stato chiesto dall'amministrazione americana. Se l'impegno americano prosegue, penso sia giusto che anche da parte nostra ci sia un impegno".

I 750 soldati italiani di stanza in Afghanistan potrebbero quindi rimanere operativi per altri 12 mesi; anche se la decisione ufficiale non è ancora stata presa: "Stiamo decidendo proprio in queste ore". Parole che quindi si scontrano pesantemente con quanto annunciato da Renzi solo pochi mesi fa, a giugno, quando il premier incontrò i soldati italiani a Herat: "Vi chiedo uno sforzo ancora di qualche mese, dobbiamo concludere una transizione per la libertà e la pace del Paese".

Ma questo era prima che Obama chiedesse personalmente a Renzi di prolungare l'impegno (tra le altre cose). Una situazione che rende facile il gioco della critica alla Russia, che attraverso il ministro degli Esteri fa sapere: "È una eloquente testimonianza del completo fallimento della campagna militare portava avanti per 14 anni dagli Usa e dai suoi alleati. Gli Usa non hanno sradicato il terrorismo e il traffico di droga, e in Afghanistan non c'è neanche una forza militare nazionale addestrata".

Da segnalare anche come la Russia sia consolidando militarmente i suoi confini con l'Afghanistan. Una mossa quasi ovvia, in vista di un ritiro delle truppe Nato, ma che oggi sembra ancora di più un nuovo tassello della "nuova guerra fredda".

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