Brexit: Cameron a novembre presenta le sue proposte alla Ue

AYLESBURY, UNITED KINGDOM - OCTOBER 9: Prime Minister David Cameron (R) greets German Chancellor Angela Merkel (L) as he meets with her at Chequers, the Prime Minister's country residence on October 9, 2015 near Aylesbury, Buckinghamshire, United Kingdom. The meeting between the two leaders is expected to focus on Britain's EU renegotiation aims.  (Photo by Justin Tallis-Pool/Getty Images)

Il premier inglese, David Cameron, dovrebbe inviare le sue proposte a Bruxelles a novembre. Se il Regno Unito infatti non esplicitasse entro due-tre settimane le sue condizioni per la permanenza nell'Unione Europea, il referendum sulla Brexit difficilmente si terrà nella primavera 2016. L'avvio della trattativa con gli organismi comunitari, a quel punto, slitterebbe al marzo prossimo e potrebbe durare mesi.

Per il momento non c'è una proposta precisa da parte di Londra, solo alcune generiche prese di posizione del Primo Ministro britannico, che poi si rifanno sempre alla piattaforma in 7 punti che enunciò durante la campagna elettorale per le europee 2014. Al vertice Ue di questa settimana, però, glielo hanno detto chiaramente: bisogna mettere nero su bianco le richieste al più presto. Se ciò non avvenisse, i leader europei non avrebbero il tempo di preparare una discussione seria e approfondita in vista del prossimo summit dicembre.

Cameron continua ad ostentare sicurezza sul tema e promette di definire al più presto il piano di riforme da proporre alla Ue: "il disegno di legge per il nostro referendum è passato alla Camera dei Comuni, e ora è in quella dei Lord. Il ritmo verrà accelerato e deciderò di nuovo le quattro aree in cui abbiamo bisogno di cambiamenti”. Ma la verità è che la questione è più delicata e spinosa di quanto possa apparire.

Innanzitutto, gli istituti finanziari e il capitalismo rampante della City, che sono legate ai Tories, guardano con aperta ostilità all'opzione della Brexit. Dunque, il premier sa che non potrà tirare troppo la corda.

D'altro canto c'è un pezzo importante dell'elettorato conservatore, che non ha smesso di guardare con simpatia all'Ukip di Farage, con il quale fare i conti. Questo si attende riforme radicali, ed è pronto a scaricare il premier in caso contrario. Ma cosa sarà possibile chiedere in concreto per soddisfarlo, senza rimetterci la faccia dopo i tanti annunci anti-Ue che hanno caratterizzato la campagna per le politiche dei Tories di quest'anno?

L'argomento che preme di più agli euroscettici inglesi rimane quello dell'immigrazione. Tuttavia, è escluso che Bruxelles acconsenta ad una sostanziale negazione del welfare per chi si reca nel Regno Unito per motivi di lavoro. Ciò significherebbe derogare ai diritti di cui dovrebbero godere tutti i cittadini dell'Unione. Insomma, il mercato unico delle merci e dei servizi non può prescindere dalla libera circolazione delle persone. Al massimo, Cameron potrà strappare un allentamento di certi vincoli sulle regole di business, ma non molto di più.

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, fa capire di non voler mettere eccessivamente in difficoltà Cameron. Su twitter ha dato il benvenuto all’impegno del Regno Unito di inoltrare entro novembre le sue proposte, in modo tale che “potranno iniziare negoziati veri”.


Ma la disponibilità di Tusk non va fraintesa, di correzioni profonde all'assetto dell'Unione non ce ne saranno. E Cameron, costretto a far propria la promessa del referendum più per motivi elettorali che per convinzione, dovrà ora trovare un equilibrio difficile. Un equilibrio che sappia tenere insieme le aspettative del capitalismo finanziario, del ceto medio spaventato da una progressiva integrazione nell'eurozona e di certi settori delle classi popolari, che percepiscono gli immigrati (europei ed extra-comunitari) come il "nemico".

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