Brasile, Dilma Rousseff: sotto inchiesta per illeciti nella campagna elettorale delle presidenziali

dilma-rousseff.jpg

La polizia federale brasiliana ha aperto un'indagine preliminare per verificare accuse di irregolarità a ridosso delle presidenziali 2014. Elezioni che portarono alla rielezione di misura di Dilma Rousseff. La giustizia del Brasile aveva già inquisito membri del Partito dei Lavoratori (PT), ma ora per la prima volta tocca direttamente la mandataria.

Secondo quanto riferito dalla rete televisiva Globo, l'inchiesta è stata avviata il 7 ottobre scorso. Il procedimento è seguito alla scelta della Corte Suprema Elettorale (Tse) di voler accertare eventuali illeciti occorsi durante la campagna elettorale. La Corte ha optato per fare chiarezza con 5 voti favorevoli e 2 contrari.

E' stato il giudice Gilmar Mendes, per la testata brasiliana, a battersi con determinazione per dare seguito all'inchiesta. Ora bisognerà accertare se Rousseff ed il suo vicepresidente, Michel Temer, abbiano commesso abuso di potere e se si siano avvalsi di fondi illegali, deviati dal colosso petrolifero Petrobras, per finanziare il proprio partito.

Tra le varie dichiarazioni raccolte dagli inquirenti, ci sarebbe quella di un imprenditore detenuto perché coinvolto nello scandalo corruzione di Petrobras (che ha scoperchiato un giro di tangenti da 2 miliardi di dollari). Il collaboratore di giustizia ha ammesso di aver girato circa 1,9 milioni di dollari per la campagna della Rousseff.

Il giudice ha anche chiesto di indagare su eventuali irregolarità nei pagamenti ad una società, che ha ricevuto più di 400mila dollari per sponsorizzare la campagna della Presidente. L'impresa sarebbe stata creata solo due mesi prima che tale somma le venisse versata.

Se Rousseff verrà riconosciuta colpevole, la vittoria sul suo antagonista (Aecio Nives) alle presidenziali verrà dichiarata nulla. Ma è molto probabile che il caso possa trascinarsi per anni in appelli, fino a giungere davanti alla Corte Suprema. Dunque, è improbabile che si possa fare luce sulla vicenda prima della scadenza del mandato presidenziale del 2018.

L'apertura del caso giudiziario si abbatte sulla presidenza Rousseff, già molto indebolita dalle richiese di impeachment presentate al Parlamento dall'opposizione. Il presidente della Camera dei Deputati, Eduardo Cunha, anche lui indagato, ha finora respinto l'avvio del procedimento di messa in stato di accusa per mancanza di motivazioni giuridiche adeguate.

Come se non bastasse, la settimana scorsa la Corte dei Conti brasiliana, per la prima volta in 80 anni, ha dichiarato irregolare il bilancio statale per l'anno 2014. Ovviamente, tutte queste accuse andrebbero provate, soprattutto in un paese che ha un sistema istituzionale fragile e poroso alla corruzione. Ma resta il fatto che potrebbero trascinare il Brasile in una situazione molto pericolosa.

Rousseff, in caduta libera nei sondaggi, deve far fronte alla crisi economica, determinata, in primo luogo, dal crollo del prezzo delle materie prime. Il malcontento popolare è crescente e gli scandali corruzione di certo non facilitano il compito della Presidente. L'opposizione conservatrice, intanto, continua ad agitare la piazza, al fine di andare alle urne con anticipo.

Che ci siano le giustificazioni formali per arrivare all'impeachment in tempi brevi è da escludere. Tuttavia, agitare la messa in stato d'accusa può rivelarsi uno strumento potentissimo nelle mani dei detrattori della mandataria. Quello a cui puntano le opposizioni è obbligarla alle dimissioni, lasciando nel caso spazio ad un breve periodo di transizione nel quale organizzare una nuova tornata elettorale.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO