Gioco d'azzardo: ok dal Governo Renzi a 22mila nuove sale giochi

BERLIN, GERMANY - JULY 01:  Italian Prime Minister Matteo Renzi and German Chancellor Angela Merkel (not pictured) speak to the media following talks at the Chancellery on July 1, 2015 in Berlin, Germany. The two leaders discussed the Greek debt crisis and Europe's refugee situation, among other issues.  (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

"Dal capitolo giochi il governo prevede entrate per un miliardo", ha dichiarato giovedì scorso il premier Matteo Renzi, durante la conferenza stampa di presentazione della Legge di Stabilità 2016. Sì perché nella nuova manovra il governo ha deciso di infilare ben 22mila nuove licenze per i concessionari di "punti d'azzardo" (slot machine, vlt e centri scommesse).

Così, insieme ad un aumento molto ridotto delle imposte per le concessionarie di gioco d'azzardo, si sta valutando una gara per la concessione di 15mila agenzie e 7mila corner. Ovviamente la scelta sarà difesa come obbligata per tentare di mettere insieme risorse, ma c'è chi già prende le distanze ed evidenzia le grosse contraddizioni che contempla questa misura.

In sostanza, oltre alle nuove concessioni, nella Legge di Stabilità è previsto un aumento del Prelievo erariale del 2% sulle slot, che così toccherebbe il 14,5%, e dello 0,5% sulle vlt, che così arriverebbe al 5,5%. Si colpirebbero però soltanto le modalità di gioco con la tassazione più elevata. La tassazione sulle scommesse infatti rimane bassa (dallo 0,2% di quelle on line al 2% di quelle in agenzia).

Il Movimento 5 Stelle è sul piede di guerra, e dice di essere già al lavoro per mobilitare le associazioni "no-slot" per chiedere il ritiro del provvedimento. L'obiettivo è quello di lanciare una battaglia parlamentare che porti ad un pesante innalzamento della tassazione sul gioco d'azzardo, come già proposto nel 2014, quando i pentastellati fecero proprio un emendamento dei sindaci Anci dell'Emilia Romagna.

Ma c'è di più, i 5 stelle denunciano il rinvio al Senato di una proposta di legge che vuole impedire la pubblicizzazione delle scommesse. La proposta, però, è stata affiancata nel dibattito della scorsa settimana a quella del senatore Franco Mirabelli (Pd). Dunque, è tutto slittato.

Per i grillini, inoltre, il disegno di legge Mirabelli, che ha finito per intralciare l'iter di quello presentato da loro, "è stato scritto da Italo Volpe, dirigente dei Monopoli che si occupano di giochi". Dunque, saremmo davanti ad un caso di forte conflitto di interessi.

Il fenomeno del gioco d'azzardo, intanto, diventa sempre più preoccupante. A tale riguardo, ci ricorda il giornale Avvenire, solo nei primi otto mesi del 2016 "dal settore azzardo l’Erario ha incassato 7,8 miliardi di euro, con un incremento dell’1,2%". Ma per renderci ben conto del giro d'affari che rappresenta il settore scommesse è bene soffermarsi su un altro dato: gli italiani nel 2000 hanno giocato in tutto ("legalmente") 4 miliardi, l'anno scorso 84,5 miliardi.

Le cifre, molto approssimative, sulla diffusione dei "punti d'azzardo" dicono che attualmente nel nostro paese ci sono 90mila corner con 380mila slot machine e 3mila sale gioco con 40mila macchine. Ma il governo ha deciso comunque di andare avanti. E lo ha fatto a pochi giorni dalla nomina di Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta delle fondazioni anti-usura, ad Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Quest'ultimo ha così commentato le mosse dell'esecutivo: "E' un’ulteriore colonizzazione del territorio. E poi si sceglie di non aumentare la tassazione sulle scommesse per evitare che la gente non vada a giocare. Insomma è un nuovo incentivo al dramma dell’azzardo". E aggiunge in un'intervista rilasciata a Il Manifesto: "L’economia dell’azzardo riduce le entrate tri­bu­ta­rie dello Stato e con­tri­bui­sce alla sua crisi fiscale, aumenta la depres­sione dei con­sumi, ha un effetto di man­te­ni­mento del ciclo reces­sivo e frena la pos­si­bi­lità di una ripresa della domanda interna di beni e ser­vizi"

Anche Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che da anni denuncia le conseguenze perniciose del "gioco", non ha perso occasione per esprimere il suo dissenso: "È inaccettabile che di qua si denunci la crescita delle ludopatie e di là si continui a spingere il gioco. È una ipocrisia. E lo sanno". E, in effetti, non si può non dargli ragione consultando il sito del ministero della Salute, dove si legge: "La ludopatia non è solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria malattia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse [...] La ludopatia può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio”.

Ma di incongruenze ce ne sono altre. Le ha evidenziate ieri Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera. Ivi, il giornalista ha ricordato che Renzi, solo due anni fa, quando era già segretario del Pd, firmò la proposta di legge di iniziativa popolare dell’Italia dei Valori contro lo "Stato biscazziere". E fu sempre il premier che se la prese con i parlamentari del suo partito quando fecero passare un emendamento che puniva le amministrazioni comunali che avevano rinunciato agli incassi del gioco d’azzardo.

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