Netanyahu e la "soluzione finale" di Hitler: "Voleva solo espellere gli ebrei"

Il primo ministro di Israele e la narrazione dell'Olocausto: "Fu il Gran Muftì di Gerusalemme a dirgli di bruciarli"

Ora 15:51 - Poco prima di prendere l'aereo che lo porterà in visita all'incontro con il segretario di Stato americano John Kerry a Berlino, Benjamin Netanyahu è tornato sulle sue parole di ieri per chiarire, in seguito alle polemiche (in Israele e in tutto il mondo) che le sue parole su Hitler ed il Gran Muftì di Gerusalemme hanno provocato.

"Non avevo intenzione di assolvere Hitler dalle sue responsabilità, ma mostrare come il padre della nazione palestinese avesse voluto distruggere gli ebrei prima ancora dell'occupazione della Terra Santa"

Questa mattina anche il leader dell'opposizione israeliana Isaac Herzog aveva duramente condannato le parole del primo ministro, accusandolo di "minimizzare" la portata dell'Olocausto.

Mercoledì 21 ottobre 2015, ore 09:45 - Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nel corso di un discorso al 37esimo Congresso Mondiale Sionista tenutosi ieri, martedì 20 ottobre, ha formulato una versione storica della "soluzione finale" nazista che certamente farà discutere molto, in Israele ma non solo.

Secondo le controverse parole di Netanyahu, riportate dal quotidiano Haaretz, il capo e teorico del nazionalsocialismo tedesco Adolf Hitler inizialmente non aveva alcuna intenzione di sterminare il popolo ebraico ma solo di espellerlo dalla Germania: secondo il primo ministro di Tel Aviv sarebbe stato il Gran Muftì di Gerusalemme Haj Amin Al-Husseini, a persuadere il dittatore nazista allo sterminio.

Netanyahu stava parlando di un luogo specifico di Gerusalemme, il Monte del Tempio (noto tra i palestinesi come Spianata delle Moschee), uno dei luoghi religiosi più contesi al mondo: ebrei, cristiani e musulmani infatti reputano quel luogo di Gerusalemme, che sorge formalmente in territorio palestinese, uno snodo fondamentale per la propria religione. Il Monte prende il nome dal Tempio ebraico di Gerusalemme: la leggenda vuole che fu costruito da Re Salomone, distrutto dai romani, edificato dagli arabi e riconquistato dai cristiani.

Come ricorda Wikipedia dopo la proclamazione dello Stato di Israele nel 1948 e la guerra che ne seguì, il Monte del Tempio rimase nella parte araba di Gerusalemme (Gerusalemme Est); con la Guerra dei Sei Giorni del 1967 fu invece conquistato dagli israeliani (insieme al resto della città), che ne cedettero poi l'amministrazione (ma non la sovranità) alla Giordania e questa fino ad oggi l'amministra.

Il primo ministro di Israele stava spiegando le accuse che la comunità palestinese rivolge a Israele, inquadrando la questione più su un piano più religioso che politico, e in particolare sulle accuse rivolte a Israele da Hamas, secondo il quale Tel Aviv vorrebbe distruggere la moschea di al-Aqsa, che sorge proprio sulle antiche rovine del tempio sacro agli ebrei. Definendo le accuse "false e farsesche" e incastrate in una questione che ha oramai cento anni, Netanyahu ha poi attaccato duramente Haj Amin al-Husseini, che all'epoca del nazismo era Gran Muftì di Gerusalemme.

Costui si sarebbe recato negli anni '20 a Berlino ed avrebbe incontrato Adolf Hitler in persona:

"Gli disse: 'Se li espellerai questi (gli ebrei, nda) verranno tutti qui'. 'Allora cosa devo fare con loro?' ha chiesto Hitler. 'Bruciali'".

Al-Husseini, incriminato a Norimberga per crimini di guerra e per la persecuzione ebraica, fuggì dopo la disfatta tedesca in Egitto, e morì di cancro a Beirut, in Libano, nel 1974.

Non è tanto la visione storica di Benjamin Netanyahu ad essere distorta, quanto la controversa decisione d'opportunità di riesumare il legame, effettivo e storicamente provato, tra i Fratelli Musulmani del tempo e il nazionalsocialismo tedesco. In un contesto come quello del Congresso Mondiale Sionista e per dimostrare l'insussistenza delle accuse circa la volontà israeliana a distruggere la moschea al-Aqsa, alla base degli scontri di questi giorni. Parole simili contro il Muftì le aveva pronunciate nel 2012 lo stesso Netanyahu alla Knesset, il parlamento monocamerale di Tel Aviv.

Inoltre, se molti ricercatori e storici confermano il ruolo di al-Husseini nella persecuzione degli ebrei attuata dal nazismo in Europa, gli stessi negano ogni dialogo attribuito al Muftì ed al Fuhrer, che rappresenta la parte più dura e shoccante del discorso del primo ministro israeliano.

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