Legge sulla Legittima Difesa: Il Governo Renzi pensa di cambiarla?

"Vogliamo tornare alla normalità. La vera colpa è di quel branco di idioti che sta a Roma, i politici, perché basta fare una legge sulla legittima difesa". Così oggi ha dichiarato ai giornalisti Francesco Sicignano, accusato di omicidio volontario per aver sparato contro il ladro disarmato entrato nella sua abitazione.

In Italia, però, una legge sulla legittima difesa è in vigore. Già prima del 2006, la materia era disciplinata dall’articolo 52 del codice penale. In base alla norma, non è perseguibile chi decide di reagire in una situazione di pericolo, salvo che la difesa sia "necessaria" e che sia commisurata all’offesa. Poi è subentrata la riforma, che ha reso il dispositivo più elastico.

Con la modifica all’articolo 52, si può tutelare un domicilio privato, un negozio o un ufficio, anche attraverso il ricorso ad un’arma “legittimamente detenuta”. L'arma, in questo caso, viene considerata strumento di difesa per “la propria o altrui incolumità” e per “i beni propri o altrui”. Tuttavia, è consentito aprire il fuoco solo quando il rapinatore "non desiste e quando c'è pericolo di aggressione".

Tuttavia, al viceministro della Giustizia di Ncd, Enrico Costa, la normativa appare insufficiente. E, intervenendo ieri sulla questione, ha rivelato che il governo potrebbe studiare delle soluzioni per allargare ulteriormente le maglie della legge.

Ecco cosa ha detto in merito in un'intervista rilasciata al quotidiano La Stampa:

Il tema non è stato scoperto mica oggi; vi sono state commissione di studio che hanno approfondito la questione e proponevano una scriminante sull’uso delle armi “per chi è costretto a difendere l’inviolabilità del domicilio contro una intromissione ingiusta, clandestina o violenta, tale da destare ragionevole timore per l’incolumità o la libertà” delle persone presenti nel domicilio

Scriminante, per chi non lo sapesse, vuol dire elemento che costituisce motivo di non punibilità, e quindi permette di aggirare il processo. Costa, però, si è anche affrettato ad aggiungere:

Dev’essere chiaro che non c’è il diritto alla vendetta. Per essere espliciti, se uno insegue il ladro in strada e gli spara, non potrà mai essere considerata una legittima difesa. Se si spara in casa perché si teme per la propria incolumità o libertà, ci si può pensare

Che anche nel Pd si stia pensando di rimettere mano alla norma non sembra un'ipotesi così priva di fondamento. Come riporta l'Huffington Post, il responsabile sicurezza dem, David Ermini, ha dichiarato:

Un ragionamento vero va fatto perché la realtà è cambiata. Un tempo un ladro entrava in un appartamento quando era sicuro che non c’era nessuno dentro, adesso lo fa di notte mentre le persone dormono. È importante che si lavori per elaborare un concetto nuovo di legittima difesa

Per parte sua il premier, Matteo Renzi, è stato molto vago sul tema. Durante la trasmissione Otto e Mezzo non ha escluso modifiche ai limiti della legittima difesa, ma ha anche ribadito che il tema non si deve affrontare "sull'onda dell'emozione".

A dire immediatamente no ad ipotesi di revisione della norma è stato Daniele Farina (Sel), capogruppo in commissione Giustizia:

Da sempre c’è il rischio di rapine in appartamenti, adesso non si può dare la licenza di sparare altrimenti anche il ladro entrerebbe pronto a sparare e si rischia davvero il Far West

Certamente, per parte nostra, non possiamo non segnalare che avallare una giustizia "fai da te" è molto rischioso, soprattutto si sottovalutano i danni "collaterali". Ad esempio, una legge più permissiva potrebbe causare un aumento della diffusione delle armi tra i cittadini; e ciò non avrebbe sicuramente effetti positivi sulla sicurezza interna.

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