Usa 2016: Clinton tiene testa alla commissione su Bengasi e vede la nomination più vicina

WASHINGTON, DC - OCTOBER 22:  Democratic presidential candidate and former Secretary of State Hillary Clinton (2nd L) closes her binder after a hearing before the House Select Committee on Benghazi October 22, 2015 on Capitol Hill in Washington, DC. The committee held a hearing to continue its investigation on the attack that killed Ambassador Chris Stevens and three other Americans at the diplomatic compound in Benghazi, Libya on the evening of September 11, 2012.  (Photo by Alex Wong/Getty Images)

L'audizione di Hillary Clinton, davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta, si è dimostrata un boomerang per i repubblicani. Tutte le maggiori testate internazionali, infatti, parlano di "vittoria" dell'ex segretario di Stato.

Clinton è stata chiamata a fornire spiegazioni sull'attentato al consolato statunitense di Bengasi dell'11 settembre 2012, in cui persero la vita l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre cittadini americani. Durante l'interrogatorio durato ben 11 ore, dalle 10 del mattino alle 21, ha risposto ad una raffica di domande senza mai scomporsi. Come già nelle precedenti testimonianze rilasciate al Congresso, si è assunta la responsabilità politica per non aver saputo garantire la giusta sicurezza al consolato in Libia. Ma ha negato ancora una volta di essere a conoscenza di richieste specifiche su un incremento delle misure di protezione.

Dunque, di nuovi elementi su Bengasi non ne sono emersi, e perfino il presidente repubblicano della commissione, Trey Gowdy, ha dovuto ammettere la "sconfitta". Così il progetto di danneggiare la favorita alle elezioni presidenziali del 2016 è naufragato. Progetto che gli stessi esponenti del partito dell'elefantino non hanno nascosto nei giorni scorsi.

Ricordiamo, a tale riguardo, che il deputato repubblicano, Richard Hanna, ha dichiarato che “gran parte dell’inchiesta era orientata contro la persona di Hillary Clinton”. Mentre, Kevin McCarthy, in un’intervista alla Fox, ha detto che il compito principale della commissione era quello di far diminuire i consensi di una candidata considerata da tutti "imbattibile".

Clinton, dopo l'interrogatorio fiume, con stile, si è limitata a commentare: "impariamo dagli errori e andiamo avanti". Facendo passare così la percezione nell'opinione pubblica che la commissione, più che uno strumento per accertare la verità, fosse diventato un modo per ostacolare la sua campagna per la presidenza.

Ricordiamo che la Clinton, nel maggio scorso, ha diffuso lei stessa una serie di email secretate sulla Libia. La pubblicazione dei messaggi, arrivata dopo lo scandalo emailgate, aveva l'obiettivo di mettere a tacere l'accusa di occultamento di informazioni importanti sul caso Bengasi.

Nelle email, appariva chiaro che il Dipartimento di Stato stesse sottovalutando i rischi a cui erano esposti i suoi diplomatici dopo la caduta del regime di Gheddafi. Tuttavia, al di là della scarsa solerzia con cui è stato trattato il problema, non sono emersi altri dati di rilievo.

Clinton, dopo la rinuncia di Joe Biden alla corsa per la presidenza, sembra avere oggi la strada spianata per ottenere la nomination dei democratici.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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