Anm attacca il Governo Renzi: "Contro magistratura strategia di delegittimazione"

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Nella sua relazione annuale, il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rodolfo Sabelli (nella foto), non ha lesinato critiche alla politica. E più nello specifico, senza ovviamente mai citarla direttamente, ha attaccato l'azione messa in campo dal Governo Renzi.

In occasione del 32° Congresso dell'associazione, tenutosi al Petruzzelli di Bari alla presenza Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Sabelli ha ha toccato vari temi. Dalla mafia all'evasione fiscale, dalla delegittimazione della magistratura alla subordinazione del ruolo degli istituti giurisdizionali alle urgenze economiche.

Incominciamo proprio da quest'ultimo punto. Ecco cosa scrive il Presidente dell'Anm:

"I temi economici vanno ricondotti all’alveo delle decisioni politiche. Va dunque respinta l’idea strisciante che a minori garanzie e a minori controlli possa corrispondere una maggiore crescita, come se il problema consistesse nella regola e non piuttosto nella sua violazione. L’approdo di una tale impostazione sarebbe la subordinazione della politica e della giurisdizione al potere economico"

Il discorso potrebbe essere riferito ad una tendenza generale prevalsa negli ultimi anni. Ma è difficile non vedervi anche una critica alla norma, introdotta nella legge di Stabilità 2016, che contempla pagamenti fino a 3.000 euro in contanti. Ricordiamo che il provvedimento è stato presentato dall'esecutivo come uno strumento per accelerare la crescita.

Sabelli riscontra anche "timidezze" nell'affrontare la lotta alla corruzione. Tali incertezze, a suo avviso, possono generare "condotte che spesso si uniscono a fenomeni di criminalità organizzata e per mezzo delle quali realtà mafiose si insinuano nel tessuto della pubblica amministrazione". Per contrastare con successo la criminalità, invece, servirebbero riforme strutturali, altrimenti si rischia di cadere nell'incoerenza che porta solo ad un costante aumento delle pene per i reati comuni. Approccio, questo, che rappresenterebbe un palese “cedimento a superficiali appetiti giustizialisti".

Un altro duro colpo arriva contro la Riforma della responsabilità civile dei magistrati, che a sua volta avrebbe dato adito a disegni di riforma processuale che tendono a scaricare sul singolo magistrato le carenze di carattere organizzativo:

"Oggi si sviluppano tensioni nuove [...] che alimentano delegittimazione e sfiducia nel sistema giudiziario. Il terreno sul quale sono state realizzate riforme relative al trattamento giuridico della magistratura, discutibili nel merito, nel metodo e nei tempi, hanno preceduto perfino le riforme del processo e dell’organizzazione; sul quale è intervenuta la nuova legge sulla responsabilità civile, che appare condizionata da ragioni estranee alle finalità risarcitorie che le sono proprie; sul quale avanzano proposte di nuovi illeciti disciplinari, incoerenti con l’attuale sistema di fattispecie tipiche; sul quale si muovono disegni di riforma processuale che riflettono sulla responsabilità del magistrato le carenze dell’organizzazione e l’inadeguatezza delle regole"

Sabelli, inoltre, rimprovera l'esecutivo di aver dato priorità a questioni che non toccano la vita dei cittadini. Come nel caso del tema delle intercettazioni, che "hanno finito con l’assumere una centralità che risulta persino maggiore dell’attenzione dedicata ai problemi strutturali del processo e a fenomeni criminali endemici".

L'ultima questione affrontata dal Presidente dell'Anm è quella dell'urgenza di nuovi strumenti normativi sui temi civili: "Le persistenti lacune legislative in materie delicate quali i rapporti di convivenza e il fine vita, oggetto di casi giudiziari anche drammatici, vedono il giudice affrontare ancora, da anni, un impegno difficile e solitario".

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