Accorpamento delle Regioni (da 20 a 12): Cosa deciderà il Governo Renzi? Subito il no di Serracchiani e Toti

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Lo scorso 8 ottobre, mentre a Palazzo Madama si votava la Riforma costituzionale, il senatore dem. Raffaele Ranucci ha presentato un ordine del giorno sull'accorpamento delle regioni. A stupire è che il Governo Renzi lo abbia immediatamente fatto proprio, senza sottoporlo a votazione.

A sottolineare il fatto, sfuggito alla convulsa cronaca politica dei giorni in cui si discuteva il ddl Boschi, è stato ieri il quotidiano del Partito Democratico, L'Unità. E subito si sono scatenate critiche, alimentate da esponenti della maggioranza e dell'opposizione.

In prima linea contro il progetto c'è Debora Serracchiani. La vicesegretaria del Pd, e presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, ribadisce che non sarà un odg ad influenzare l'azione dell'esecutivo: "L’ipotesi di un accorpamento delle Regioni rifiorisce a intervalli più o meno regolari, senza mai tener conto che il Governo non ha in agenda nulla del genere e che lo stesso vale per il Pd [...] L'assetto delle Regioni non è toccato dalla riforma costituzionale, a cominciare dal disegno dei confini e non potrà essere un ordine del giorno a incidere, in un modo oltretutto così pesante, sull’iter e sui tempi che ci siamo dati" (cit. Adnkrons).

A demolire la proposta di Ranucci è anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti: "Questo governo di danni ne ha fatti a sufficienza. C’è una furia riformatrice sgangherata, un’entropia pazzesca. Non c’è un no pregiudiziale da parte nostra. Ma non si può smembrare la storia con una matita" (cit. Corriere della Sera).

Secondo L'Unità, però, il progetto di riformare il nostro assetto regionale avrebbe già ricevuto una solida sponda da parte del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. Dopo l'approvazione delle riforme costituzionali dovrebbe scattare una discussione più accurata, partendo dalla proposta di legge che porta la firma dello stesso Ranucci e del deputato Pd Roberto Morassut.

La norma vorrebbe accorpare le 20 Regioni esistenti in 12 macro-Regioni. Le nuove aggregazioni sarebbero state tracciate tenendo in considerazione abitanti, spesa pro capite, studi storici della Fondazione Agnelli. Dunque, l'obiettivo è quello di dare vita a delle nuove entità territoriali che abbiano una certa omogeneità culturale, linguista, economica. In questo modo, secondo i firmatari, si potrebbero garantire risparmi per le casse dello Stato, minore burocrazia, semplificazione amministrativa.

Ranucci, per parte sua, ci crede ed è convinto che la riforma sarebbe epocale: "È la vera grande riforma del nostro Paese. Regioni più forti ci renderanno più competitivi in Europa. Del resto, la Francia ha appena ridotto le sue da 23 a 12".

Secondo la proposta di legge, a rimanere immutate sarebbero solo la Lombardia, la Sardegna e la Sicilia.

A Nord, il Piemonte, la Valle d'Aosta e la Liguria andrebbero a formare l'Alpina. Mentre l'unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige darebbe vita al Triveneto.

Al centro, Marche, Abruzzo e Molise, nella nuova mappa della Penisola, diventerebbero l'Adriatica. L'Emilia-Romagna conserverebbe il suo nome, ma acquisirebbe dalle Marche la provincia di Pesaro. Dalla fusione poi di Toscana, Umbria e provincia di Viterbo nascerebbe l'Appenninica. Infine, il Lazio scomparirebbe, per far posto al grande Distretto di Roma Capitale (attuali province meridionali escluse).

Al sud, le province meridionali del Lazio più la Campania andrebbero a formare la Tirrenica. La Regione del Levante, invece, comprenderebbe l'attuale Puglia e la provincia di Matera. Infine ci sarebbe la Regione di Ponente, che metterebbe insieme la Calabria e la provincia di Potenza.

Rivedere il sistema di bilancio e di governabilità delle Regioni è invocato da più parti, da Zingaretti a Chiamparino. Certamente non è detto che l'accorpamento rappresenti la soluzione a tali problemi, ma senz'altro in un modo o nell'altro il Governo Renzi dovrà intervenire in merito. E staremo a vedere quanto sarà disposto a sostenere il ddl Morrasut-Ranucci.

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