Governo Renzi, Ict: tagli del 50% nella legge di stabilità. La "rivoluzione digitale" senza investimenti?

BERLIN, GERMANY - JULY 01:  Italian Prime Minister Matteo Renzi and German Chancellor Angela Merkel (not pictured) speak to the media following talks at the Chancellery on July 1, 2015 in Berlin, Germany. The two leaders discussed the Greek debt crisis and Europe's refugee situation, among other issues.  (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Il 15 ottobre scorso, il premier Matteo Renzi twittava: "Spese informatiche. Comprare meno prodotti, usare meglio i dati. Rivoluzione digitale fa risparmiare". Il messaggio è sibillino, ma poi tutto diventa più chiaro se si dà un'occhiata al disegno di legge di stabilità 2016, in particolare all'articolo 29 del testo.

Le "rivoluzioni" non sempre si possono fare con una supposta razionalizzazione della spesa, a volte occorrerebbe anche investire, tanto più se si parla di Ict nell'ambito della pubblica amministrazione. Ma la manovra finanziaria pare andare nella direzione opposta. Leggendo con attenzione il testo del ddl, si apprende infatti che per gli acquisti di beni e servizi in materia informatica è stata messa in campo un'apposita procedura "che ha un obiettivo di risparmio di spesa annuale, a decorrere dall'anno 2016, del 50 per cento rispetto alla spesa annuale complessiva media relativa al triennio 2013-2015 nel settore informatico".

Dunque acquisizioni di pc, software e servizi di connettività e traffico dati dovrebbero essere dimezzati. E tutti i rifornimenti dovranno essere fatti tramite Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana) o soggetti aggregatori.

La spesa inerente all'Ict nella pa, però, risulta difficilmente stimabile. Nella Relazione tecnica, che accompagna la Legge di Stabilità, non si riescono a ricavare cifre precise. Così, per i dirigenti l'unico modo per far fronte al problema potrebbe essere quello di firmare "una apposita autorizzazione motivata”. Ivi, assumendosene la responsabilità, dovranno certificare che il bene o servizio disponibile sulla piattaforma Consip “non è idoneo al soddisfacimento dello specifico bisogno dell’amministrazione”.

I dirigenti si troveranno nella spiacevole posizione di risparmiare la metà di quel che hanno speso finora, altrimenti rischiano di essere chiamati a rispondere di danno erariale. E il loro non sarà un compito facile, soprattutto se si tiene presente che hanno a disposizione dei mezzi non proprio all'avanguardia.

Come fa notare a tale a riguardo Il Fatto Quotidiano, per l'osservatorio Netics "sull’infrastruttura it della pa italiana, l’età media del parco pc è vicina ai 5,5 anni e poco meno della metà del parco software è scritto in linguaggi ormai obsoleti". Secondo l'Agenzia per l'Italia digitale, poi, il 15% dei centri elaborazione dati della pa centrale e il 50% di quelli locali non hanno a disposizione un sistema per il controllo degli accessi. Senza contare che il 45% del settore pubblico locale accede ancora ad internet attraverso il doppino telefonico.

Le misure presentate dal Governo Renzi si sono attirate anche le critiche di Elio Catania. Ecco cosa ha detto a Repubblica in merito il presidente di Confindustria Digitale:

"Non sembra possa essere lo stesso governo che nei mesi scorsi ha promosso il piano Crescita Digitale e la Strategia per la Banda Ultralarga e ora ordina alle Pa di tagliare del 50% la spesa in tecnologie informatiche [...] E' una visione incomprensibile quella che sta dietro a questa norma primo perché è in contrasto con le politiche di crescita e sviluppo dell'occupazione, di cui il digitale è il motore principale, e in aperta contraddizione con gli impegni sull'innovazione sin qui presi dal Governo. [Secondo2] perché tagliare la spesa nelle nuove tecnologie significa tagliare proprio lo strumento principale per operare una spending review strutturale e mettere in efficienza la Pa"

In conclusione, non è azzardato affermare che i tagli previsti collidono con la "rivoluzione" renziana in fatto di digitalizzazione. Rivoluzione che si compone di tanti tasselli (il Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale, il piano di Crescita digitale per le pa, il Piano nazionale per la scuola digitale), che potrebbero rimanere lettera morta se si procedesse sulla strada tracciata in finanziaria.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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