Elezioni Spagna 2015, Podemos: la corsa al centro non paga

Spanish Euro Deputy and leader of left-wing political party Podemos, Pablo Iglesias Turrion, attends a debate on the ongoing migration crisis at the European Parliament in Strasbourg, eastern France, on October 27, 2015.  AFP PHOTO / PATRICK HERTZOG        (Photo credit should read PATRICK HERTZOG/AFP/Getty Images)

Gli ultimi sondaggi, sebbene vadano sempre presi con le molle, sono impietosi con Podemos. Secondo l'ultima rilevazione presentata dal quotidiano El Pais, il movimento guidato da Pablo Iglesias si attesterebbe al 14,1% dei consensi, lontanissimo da quel 28,2% a cui veniva dato a febbraio di quest'anno.

Tutti gli analisti iberici concordano che le prossime elezioni politiche di dicembre si vinceranno al centro. E, in un certo senso, i sondaggi confermano questa valutazione, visto che Ciudadanos si aggirerebbe intorno al 21,5% delle preferenze, diventando così terza forza del paese. Davanti, invece, ci sono ancora i partiti tradizionali: i socialisti sarebbero al 23,5%, mentre i popolari con al 23,4%.

Tuttavia, è stata proprio la corsa verso la conquista del voto di centro che non ha giovato al movimento di Iglesias. Tale scelta più che di carattere strategico è sembrata un'urgenza per Podemos, che ha avuto difficoltà a rilanciare l'opposizione sociale che aveva caratterizzato la forza d'urto del movimento degli Indignados. Eppure in Spagna, a dispetto della propaganda di governo, l'aumento delle diseguaglianze non è affatto in calo. Tanto per citare qualche numero: il 10% della popo­la­zione possiede il 55,6% della ric­chezza patrimo­niale e, secondo quanto emerge da un rapporto della Fondazione Bertelsmann Stiftung di Bruxelles, la percentuale dei giovani che non lavorano né si stanno formando o studiando è passata dal 16,6 al 24,8%.

Certo nel suo programma elettorale, Podemos non aggira questi problemi. Uno dei punti su sta battendo è la ristrutturazione del debito spagnolo, al fine garantire una maggiore giustizia sociale nella ripartizione dei costi della crisi immobiliare. Tuttavia, la percezione è che si cerchi di far fronte al calo di consensi giocando a ribasso con le proposte di rinnovamento. E a poco serve, in termini di consensi, il coinvolgimento di un team di esperti (tra cui spicca l'economista Thomas Piketty) nell'elaborazione del programma.

La perdita di identità, la strategia sbagliata alle elezioni elezioni in Catalogna, una certa sfiducia nelle lotte contro l'austerity di Bruxelles, affiorata dopo il terzo piano di salvataggio accettato dalla Grecia di Tsipras, sono tutti elementi che sfavoriscono il movimento di sinistra. Inoltre, una parte del centro conservatore ha trovato il suo paladino anti-casta in Albert Rivera, il leader liberista di Ciudadanos. Una sorta di Renzi spagnolo che, dietro i progetti di svecchiamento e di rinnovamento della classe dirigente, vorrebbe de-regolarizzare ulteriormente il mercato del lavoro.

Dall'altro lato, invece, Izquierda Unida, con cui Iglesias ha escluso alleanze nazionali con modi non proprio eleganti, cresce di qualche punto. La sinistra "tradizionale" spagnola sta faticosamente recuperando un po' di elettori, che ormai sentono che la vittoria di Podemos non è per nulla a porta di mano.

Podemos ha due mesi per tentare di recuperare. Forse, però, la prima cosa su cui dovrebbe puntare è tornare a farsi percepire come soggetto autenticamente alternativo. Diventare il "partito del buon senso" potrà anche rassicurare la parte del suo elettorato meno radicale, ma allo stesso tempo vuol dire presentarsi come chi ha già scelto di non giocare fino in fondo la partita.

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