Germania: Arrestato Prijić. Il comandante “Paraga” che fece uccidere tre volontari italiani

La Germania ora concederà l'estradizione?

MAGLAJ, BOSNIA AND HERZEGOVINA:  Two women pass a bridge, damaged by Serb artillery fire, to cross the Bosna river 27 March 1994. At right, the half-destroyed mosque of Maglaj. The siege of this mainly Moslem enclave was lifted last week. (Photo credit should read ERIC CABANIS/AFP/Getty Images)

Ieri, alle 8.30 locali è stato arrestato presso l'aeroporto di Dortmund, il 52enne cittadino bosniaco, Hanefija Prijić (detto "Paraga"). L'uomo, proveniente da Tuzla, è il responsabile delle uccisioni di tre volontari italiani, avvenute il 29 maggio del 1993 a Gornj Vakuf, nella Bosnia centrale.

Prijić era a capo del Terzo battaglione della 317ma brigata dell'esercito della Bosnia Erzegovina (Armija BiH). Stiamo parlando di un battaglione governativo musulmano, meglio noto come "i berretti verdi". "Paraga" è stato riconosciuto, dalla giustizia bosniaca, come il responsabile della morte di Guido Puletti, Sergio Lana e Fabio Moreni. Per questo motivo è stato condannato ad una pena di 15 anni, poi ridotti in appello a 13. Il condannato era stato poi ammesso ai benefici della semilibertà.

In Italia, Prijić è ricercato per tentato omicidio, omicidio preterintenzionale e rapina a mano armata. Ora la procura di Dortmund dovrà valutare se estradarlo o meno. Ricordiamo che il militare non ha mai chiarito le motivazioni che lo hanno indotto ad uccidere i tre italiani.

Sulla vicenda pesano molte ombre. La giustizia bosniaca non ha infatti arrestato i due esecutori materiali della strage. E, come ci ricorda Osservatorio Balcani e Caucaso, nella “Zulfikar”, unità criminale diretta da "Paraga", militava anche Rasema Handanović Zolja, presente sul luogo delle uccisioni. La donna, secondo alcune testimonianze agiva da vice-comandante, ma neppure il suo ruolo è mai stato chiarito.

Gli italiani barbaramente uccisi facevano parte di un convoglio umanitario diretto verso la cittadina di Zavidovići, con la quale i volontari avevano stretto relazioni di amicizia sin dall'inizio del conflitto in Bosnia Erzegovina. Con loro c'erano anche Christian Penocchio e Agostino Zanotti, che fortunatamente sono sopravvissuti.

L'estradizione permetterebbe di fare luce sugli aspetti controversi della vicenda e di individuare gli autori materiali della strage. E anche Agostino Zanotti, come riportato da Il Fatto Quotidiano, spera che il militare venga tradotto in Italia: "Vorrei chiedergli perché ha sparato, perché ha voluto uccidere dopo che già ci avevano rubato tutto e non potevamo comunque andare avanti nella nostra missione [...] Gli chiederei anche se lo ha deciso lui o se qualcuno gli ha ordinato di farlo. E poi gli chiederei di non ridere, come invece ha fatto nel corso del processo a Travnik in Bosnia. E’ la cosa che più mi ha fatto male".

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