Un'altra idea d'Italia: il nuovo partito della sinistra?

La prima assemblea nazionale il 7 novembre al Teatro Quirino di Roma.

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Laddove prima c'era la speranza (naufragata) di dare vita a "Un'altra Europa", adesso si cerca di costruire "Un'altra Italia". Anzi, più modestamente, "Un'altra idea d'Italia". È infatti questo il nome con cui i parlamentari di Sel, alcuni ex Pd come Fassina e ancora non si chi altri (Civati? Minoranza Pd?) si incontreranno al Teatro Quirino di Roma per lanciare una prima assemblea che, evidentemente, ha l'obiettivo di dare vita alla nuova sinistra italiana.

Per il momento, poco si sa di questo incontro. Ma il primo dubbio che viene in mente riguarda il nome che si è dato all'assemblea: "Un'altra idea di Italia"?. Al di là dei richiami con la fallimentare esperienza europea, è chiaro come dotarsi del nome "altro" significhi sempre mettersi in posizione di subalternità, come a ricordare che la "principale" idea d'Italia non è quella della sinistra anti-renziana.

Non solo: utilizzare un aggettivo indefinito non chiarisce nulla. "Altra", sì, ma quale? Sembra che la priorità sia quella di mettersi in contrasto con l'idea del Pd, con il risultato che tutti sappiamo quale sia l'idea d'Italia del Pd che sponsorizza Renzi, ma non si capisce nemmeno così quale sia invece l'idea della sinistra. Ed è proprio in questo modo che, in tutti questi anni, la sinistra è riuscita a scavarsi la fossa. Definendosi "altra" e "migliore" senza mai chiarire perché e senza mai riuscire ad andare oltre alle contrapposizioni: con Berlusconi ieri, con Renzi oggi.

Se Civati ci prova con "È possibile" - che già tradisce un certo pessimismo -, Fassina & co. fanno anche di peggio.

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