Corea del Nord: Kim Jong-un convoca il congresso del partito dopo 36 anni

North Korea's leader Kim Jong-Un (R) and Chinese Politburo standing committee member Liu Yunshan (L) wave from a balcony towards participants of a mass military parade at Kim Il-Sung square in Pyongyang on October 10, 2015. North Korea was marking the 70th anniversary of its ruling Workers' Party. AFP PHOTO / Ed Jones        (Photo credit should read ED JONES/AFP/Getty Images)

L'ultimo congresso indetto dal Partito dei Lavoratori (Plc), l'unico al potere in Corea del Nord, risale a 36 anni fa. Così quando la formazione politica capeggiata dal dittatore Kim Jong-un ha annunciato che nel prossimo maggio ci sarebbe stato un nuovo plenum, i media internazionali non potevano non dare largo risalto alla notizia. E, come c'era da attendersi, i "retroscenisti" occidentali si sono messi subito al lavoro.

Dopo aver celebrato, il 10 ottobre scorso, il 70° anniversario anniversario della sua fondazione, il Partito dei Lavoratori ha fatto filtrare la notizia che in primavera un nuovo congresso (il 7° della sua storia) si assumerà il "pesante e sacro compito" di costruire "una prospera nazione socialista". Tuttavia le materie che saranno in discussione, e su cui si dovrà deliberare, rimangono ancora fumose.

Secondo molti osservatori, il Presidente in carica della Corea del Nord utilizzerà l'evento per un nuovo rimpasto dei dirigenti e per proporre nuove linee di indirizzo. Forse sarà l'occasione per ridare maggiore centralità al partito a scapito della politica del songun, inaugurata da suo padre, e suo predecessore, Kim Jong-il. In base a tale disposizione furono i capi militari ad occupare il centro della scena pubblica, unendosi in una sorta di casta e mettendo in piedi una specie di economia parallela.

L'ultima riunione ufficiale del partito fu indetta in un'altra epoca storica: eravamo in piena guerra fredda e a capeggiare il regime di Pyongyang c'era Kim il-Sung. Da allora, la discussione interna ha progressivamente perso la sua importanza. L'ha persa a tal punto che, in una conferenza di cinque anni fa, si era dichiarato irrilevante un articolo dello statuto che imponeva una convocazione ogni cinque anni.

In ogni caso, è giusto ricordare che fu proprio in occasione di un assemblea del Plc che venne presa una delle più importanti decisioni inerenti alla politica economica coreana: quella dell'autosufficienza.

Parlando a il quotidiano Il Manifesto, la coreanista, Rossella Ideo, prospetta sicuramente una svolta ai vertici: "La cer­chia di potere che Kim Jong-un trovò quando salì al potere alla morte del padre è stata epu­rata e messa da parte, anche per­ché di fatto aveva in mano in con­tatti con la Cina". Pertanto il leader proverà a sostituirla con funzionari a lui fedeli: "un posto di primo piano sem­bra essere riser­vato alla sorella, Kim Yo Jong, molto vicina al lea­der".

I rapporti con la Cina, dunque, saranno certamente oggetto di discussione. Rispetto ad una "quasi rottura" degli anni precedenti, che ha portato all'epurazione Jang Song Thaek, zio del dittatore e uomo di raccordo con Pechino, ora la situazione si sta normalizzando. Ma la normalizzazione non pare proprio che porterà Kim ad una subalternità nei confronti del regime di Xi Jinping.

Intanto, segnaliamo che sul fronte dei diritti umani non sembrano esserci grandi novità in Corea del Nord. Proprio questa settimana, il relatore speciale dell'Onu per i diritti umani, Marzuki Darusman, ha denunciato in un rapporto che decine di migliaia di coreani vengono mandati dal regime a lavorare all'estero, in condizioni simili ai lavori forzati. In questo modo, Pyongyang aggirerebbe le sanzioni delle Nazioni Unite, guadagnando moneta straniera per un ammontare di circa 1,2-2,3 miliardi di dollari all'anno.

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