Renzi, Marino e i 300 milioni di euro per il Giubileo

Prima non c'erano, ora sì: in arrivo i soldi per la Capitale dopo il commissariamento. Ma perché?

Italian Prime Minister  Matteo Renzi leaves after an European Council leaders' summit, at the European Council in Brussels, on October 15, 2015. AFP PHOTO/Thierry Charlier        (Photo credit should read THIERRY CHARLIER/AFP/Getty Images)

Non so voi, ma a me, che pure faccio questo mestiere, sembra che sia sempre più faticoso star dietro alle notizie, depurarle dagli interessi da comunicato stampa (inclusi quelli politici) e offrire un quadro ampio e chiaro di quel che sta succedendo.

La vicenda-Marino è senz'altro una di queste notizie.

Resto convinto del fatto che la straordinaria campagna mediatica contro l'ex sindaco di Roma sarebbe stata definita "metodo Marino" (in analogia al celeberrimo "metodo Boffo") se fosse stata operata da quelli che, nella vulgata sinistra, dovevano essere i cattivi. E subito qualcuno avrebbe parlato di "macchina del fango".

Ma tocca per forza di cose passare oltre. Nel giornalismo italiano, il dichiarazionismo è diventato notizia. E così, ecco che sul Messaggero (feroce avversario di Marino) si parla di Renzi. Il Renzi pragmatico. Quello che dice "basta chiacchiere". E si parla di 300 milioni di euro per il Giubileo che verrano stanziati nel prossimo consiglio dei ministri.

Così, oggi, tutti parlano di questo: il decreto del fare, che sbloccherà i problemi di Roma. E la memoria, la memoria si annacqua, annega nel mare delle notizie-non-notizie e dei comunicati stampa e degli interessi.

Ma a volte, la memoria funziona. E allora, eccola lì, che emerge una domanda, se è lecito ancora fare domande nel giornalismo nostrano: 300 milioni oggi, con Roma commissariata. Perché a maggio 2015, con Marino saldamente in carica, i 300 milioni di euro non c'erano?

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