Usa-Russia: la marina americana rafforzerà la sua presenza nel Mediterraneo

AT SEA - FEBRUARY 26, 2013:  In this handout released by the U.S. Navy, the U.S. Navy guided-missile destroyer USS Barry (DDG 52) (foreground) pulls into formation with the French Marine Nationale anti-submarine frigate Jean de Vienne (D 643) during exercise Proud Manta 2013 in the Ionian Sea on February 26, 2013 at sea. In a response to a alleged chemical weapons attack on its own people by the Syrian regime the USS Mahan, the USS Barry, the USS Ramage, and the USS Gravely, all Arleigh Burke-class destroyers carrying Tomahawk land-attack missiles, are en route or in position in the eastern Mediterranean for a possible strike on Syrian military assets on August 28, 2013.  (Photo by U.S. Navy via Getty Images)

L'ammiraglio e capo delle operazioni navali della marina degli Stati Uniti, John Richardson, ha dichiarato che l'impegno del suo paese nel Mediterraneo, ma anche nel Pacifico, è destinato ad aumentare. Ovviamente, tale misura è stata presentata come una risposta alla crescente aggressività della Russia.

Sul tema, Richardson ha rilasciato alcune dichiarazioni al Financial Times, che fanno intendere che la Difesa statunitense ha necessità di rispondere in fretta alla nuova politica navale inaugurata da Vladimir Putin. Tale dottrina prevede un'implementazione della presenza navale di Mosca nel Mediterraneo, nell'Artico, nell'Atlantico e nell'Oceano Indiano.

A sua volta, Putin, nel presentare le sue mosse nelle acque internazionali, aveva giustificato le sue sclete come una conseguenza delle direttive del nuovo libro bianco del Pentagono. Ivi, non vengono esclusi conflitti con la Russia nell'immediato futuro. Ma al di là del "chi ha incominciato per prima", quello che conta è rimarcare che Washington e Mosca agiscono ormai da tempo come se fossero in uno scenario di Guerra Fredda.

Richardson, per parte sua, ha confermato che il rafforzamento della Us Navy nel Mediterraneo ha la finalità di "mantenere un equilibrio di forze". Proprio qui, infatti, il leader del Cremlino ha recentemente schierato ingenti unità da impiegare in Siria a sostegno del Presidente Bashar al-Assad.

I nuovi piani americani, però, non escludono il Pacifico, anzi in questo caso la sfida diventa doppia. Qui, per l'ammiraglio, non c'è solo la minaccia russa da fronteggiare, ma anche quella cinese. E non si può non vedere un nesso tra questa presa di posizione e la recente azione del cacciatorpediniere lanciamissili, USS Lassen, nel Mar Cinese Meridionale del 27 ottobre scorso. Ricordiamo che la nave da guerra è transitata nei pressi di due atolli fortificati dalla Repubblica Popolare, nell'arcipelago delle Spratly (Nánshā in mandarino), rivendicato da Pechino.

Il comandante ha aggiunto che a generare nuove preoccupazioni tra i funzionari degli Stati Uniti sono state le operazioni dei sottomarini russi. L'intelligence americana sostiene che nelle ultime settimane, nelle acque dell'Atlantico, le navi spia di Mosca hanno tentato di monitorare cavi di telecomunicazione. "Sarebbe una minaccia contro il sistema globale, il sistema informativo. . . che è legato alla prosperità e alla sicurezza", ha dichiarato Richardson a riguardo.

Infine, il militare americano ha condannato la politica di Putin sulla Siria, dove non si impegnerebbe in un negoziato serio.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO