Cina-Taiwan: Sabato vertice storico a Singapore. Scoppia la protesta a Taipei

A placard against the meeting between Taiwan's President Ma Ying-jeou and his Chinese counterpart Xi Jinping, due to take place in Singapore this weekend, is placed at the main entrance during a demonstration outside the parliament in Taipei on November 4, 2015.  The presidents of China and Taiwan will meet this weekend in Singapore, the two sides said, in the first such talks between the rivals since they split at the end of a civil war in 1949.  AFP PHOTO / Sam Yeh        (Photo credit should read SAM YEH/AFP/Getty Images)

La Cina ha sicuramente inaugurato una nuova fase della sua politica estera, più pragmatica e meno legata alle vicende del passato. Così dopo la normalizzazione dei rapporti con il Giappone e la Corea del Sud, la Repubblica Popolare si appresta a rompere un altro tabù. Sabato prossimo, il presidente Xi Jinping e il suo omologo di Taiwan, Ma Ying-jeou, si incontreranno a Singapore.

Si attendono ancora le conferme ufficiali, ma tutto lascia intendere che il summit ci sarà. E si tratterà del primo incontro tra i leader di Pechino e Taipei dai tempi della separazione dei due paesi, avvenuta 66 anni fa dopo la guerra civile. L'annuncio del vertice è arrivato questa notte dall'agenzia ufficiale taiwanese. Il portavoce del Ma Ying-jeou, Charles Chen, ha reso noto in un comunicato che i due presidenti si vedranno per uno scambio di idee sulle relazioni tra i due Paesi. Ma ha messo subito le mani avanti, evidenziando che non è in programma la firma di alcun accordo bilaterale.

Nelle prossime ore dovrebbe esserci una conferenza stampa, in cui Taipei spiegherà meglio le ragioni dell'incontro di Singapore. E lo stesso Ma Ying-jeou ne farà una a parte giovedì, sempre sullo stesso tema. Tanta necessità di chiarire è dettata anche dall'urgenza di placare eventuali proteste interne, che sono in realtà già scattate. Davanti al Parlamento di Taipei si registrano le prime contestazioni (e i cartelli come quelli della foto in apertura le documentano al meglio).

L'isola di Taiwan è formalmente indipendente dalla fine del secondo conflitto mondiale. Pechino, però, continua a rivendicare sovranità sul suo territorio, tanto che in passato ha minacciato di voler perseguire la riunificazione con la forza. Ricordiamo che nel 1949 i nazionalisti cinesi del Kuomintang (partito dello stesso Ma Ying-jeou), capeggiati da Chiang Kai-shek, furono sconfitti nella guerra civile dai comunisti guidati da Mao Tse-tung. Così decisero di rifugiarsi sull'isola, che dal 1996 ha un nuovo sistema politico democratico.

Già dal 2008, i rapporti tra Pechino e Taiperi sono sensibilmente migliorati: i due governi hanno firmato 23 accordi commerciali, economici e finanziari. In ogni caso, queste intese non avevano mai fatto calare il gelo diplomatico fino ad oggi.

Secondo l'agenzia Nuova Cina, il vertice tra Xi Jinping e Ma Ying-jeou rappresenta una svolta nelle relazioni tra i due paesi asiatici. E riportando le parole di Zhang Zhijun, capo dell'Ufficio cinese per le relazioni con Taiwan, fa capire che è solo l'inizio di una nuova fase. Ecco cosa ha detto il diplomatico a riguardo: " Ritengo che il summit godrà del supporto di tutti i ranghi della popolazione e della comunità internazionale.

Anche Josh Earnest, portavoce del Presidente Barack Obama, ha espresso una prudente soddisfazione: "Guardiamo con favore ai passi intrapresi da entrambe le parti per cercare di ridurre le tensioni e migliorare le relazioni, ma dobbiamo aspettare l'esito dell'incontro".

Intanto l'opposizione taiwanese è insorta. Secondo il Taipei Liberty Times, il Partito progressista democratico (Dpp) ha chiesto al presidente di rendere conto immediatamente del suo "discutibile" comportamento.

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