Usa 2016: quarto dibattito tra i repubblicani senza vincitori

Dibattito incentrato sull'immigrazione e la politica estera: nessun candidato ha brillato

MILWAUKEE, WI - NOVEMBER 10:  Presidential candidate Donald Trump (C) speaks while Sen. Marco Rubio (L) (R-FL), and Ben Carson look on during the Republican Presidential Debate sponsored by Fox Business and the Wall Street Journal at the Milwaukee Theatre November 10, 2015 in Milwaukee, Wisconsin. The fourth Republican debate is held in two parts, one main debate for the top eight candidates, and another for four other candidates lower in the current polls.  (Photo by Scott Olson/Getty Images)

Nella notte tra martedì e mercoledì si è consumato a Milwaukee il quarto confronto tra i candidati repubblicani, o almeno tra una selezione di essi (rispetto alla scorsa volta mancavano Christie e Huckabee, esclusi per i risultati troppo bassi nei sondaggi), e come l'ultima volta è stato un brutto dibattito. Colpa soprattutto dei moderatori della Fox, troppo impegnati a simpatizzare per i candidati senza mai pensare di metterli in difficoltà, ma colpa anche dei candidati che non hanno certo dato il meglio di loro stessi.

Il tema predominante del dibattito è stato l'immigrazione, che è l'argomento su cui i repubblicani puntano di più: le scuole di pensiero sono due, quella dell'estrema destra (Trump, Cruz) che propone sostanzialmente una deportazione di massa degli immigrati clandestini, e quella della maggioranza moderata del partito che non vede altra soluzione che un'amnistia per chi rispetta le leggi. Finora i candidati che hanno cavalcato le idee più estremiste sono stati favoriti dai sondaggi, ma qualcosa comincia a cambiare e i moderati tornano a farsi sentire. Il governatore dell'Ohio John Kasich ha interrotto Trump per dire che l'idea di deportare milioni di persone e separare famiglie "non è un discorso da adulti", e Jeb Bush gli ha dato ragione. Alla fine Cruz è rimasto l'unico a sostenere esplicitamente l'idea con Trump.

Rubio, che sta salendo nei sondaggi ed è terzo dopo Carson e Trump (e quindi il nuovo favorito, secondo l'idea che presto i due front runner si sgonfieranno) è apparso piuttosto in difficoltà. Sull'immigrazione non si è espresso, conservando un atteggiamento ambivalente come nel resto della campagna elettorale. Sulla politica economica è stato messo in difficoltà da Rand Paul, che lo ha accusato di voler aumentare le spese per l'esercito. Rubio ha risposto a tono, ma l'obiezione di Paul affonda in un sentimento piuttosto radicato in buona parte del Gop, e cioè la necessità di ridurre l'impatto governativo in tutti i settori.

E Bush? Rispetto allo scorso, disastroso dibattito è andato meglio, non ha fatto grossi errori, ma di certo non ha brillato. Il suo staff aveva tenuto basse le aspettative sulla performance, ed è stata una buona idea. La ripartenza della campagna elettorale di Bush sarà lenta e lunga, e sicuramente non poteva cominciare da un dibattito, che non è il terreno preferito da Jeb.

Il front runner Carson si è tenuto, come sempre, ai margini delle polemiche (una strategia che sembra pagare nei sondaggi) ma ha dovuto affrontare domande sulle bugie contenute nella sua autobiografia, e non ne è uscito benissimo. La gaffe della serata è stata però di Cruz, che dovendo elencare cinque agenzie governative da abolire, ne ha citate solo quattro ripetendone una per due volte. Trump ha fatto il Trump, ma è andato incontro a due scivoloni sulla politica estera: prima ha parlato del trattato TPP in relazione alla Cina, ma Paul gli ha fatto notare che il trattato non coinvolge i cinesi, poi ha parlato di Putin che combatte l'ISIS, ma Bush gli ha ricordato che la Russia combatte fondamentalmente gli oppositori di Assad. In ombra Carly Fiorina, un po' meglio Kasich, fischiato però per le sue posizioni moderate.

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