I "renziani della prima ora" abbandonano Matteo Renzi

Matteo Richetti è solo l'ultimo di una lunga lista di fedeli rottamatori che ora stanno prendendo le distanze.

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Che, una volta preso il potere, Matteo Renzi non sarebbe potuto rimanere il "rottamatore al 100%" che si era dimostrato all'inizio della sua ascesa era una cosa prevedibile. Forse, però, i "renziani della prima ora" non si aspettavano che i compromessi al ribasso accettati dal loro capo sarebbero stati così tanti. Così numerosi da far pensare che, alla fin fine, non sia più in campo nessuna rottamazione, come ha fatto notare - più o meno - Matteo Richetti.

E proprio Richetti è uno che di rottamazione se ne intende, visto che è stato fedele seguace e compagno di Renzi fin dall'inizio: "Il Pd non è più di nessuno: non di chi ha sostenuto Renzi, che vede candidati e dirigenti in totale continuità col passato, con la 'ditta' tanto criticata, e non di chi ha contrastato Renzi e ritiene che la sua gestione del partito non abbia niente a che fare con la sinistra. L'identità del Pd è fortemente minata".

Richetti, intervistato da La Stampa, fa l'esempio di Calabria, Toscana, Puglia e altri casi. Tanto che, oggi, se davvero sarà Bassolino a essere candidato a Napoli, "sarà il funerale della rottamazione". Non è la prima volta che Richetti si mette di traverso a Renzi, ma le sue parole non sembrano fare breccia, tanto che da braccio destro qual era si ritrova ormai fuori dal giro che conta.

E non è certo un caso unico: già da parecchio tempo si parla di incomprensioni tra Renzi e Graziano Delrio (sempre negate da quest'ultimo). In questo senso era stato letto anche il passaggio di Delrio da sottosegretario a ministro dei Traporti. E Lorenzo Guerini? Certo, è vicesegretario del Pd, ma da tempo non sembra più essere in sintonia con il segretario/premier. Va da sé che il caso più celebre è quello di Giuseppe Civati, che ha abbandonato Renzi già da anni dopo essere stato il suo partner.

Questo per quanto riguarda i ruoli più politici, ma tra imprenditori, intellettuali e professori sono in tanti che negli ultimi mesi hanno fatto retromarcia rispetto a Renzi: Tito Boeri è stato nominato all'Inps, ma da allora non sembra più essere nelle grazie; Diego Della Valle si faceva vedere allo stadio con Renzi, adesso lo critica ferocemente; Andrea Guerra, ex Ad di Luxottica, non rinnega il renzismo, ma è fuggito dalle istituzioni il prima possibile per tornare nel privato. E l'elenco potrebbe continuare. Ma senza i "renziani della prima ora", ha ancora senso il renzismo?

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