Elezioni Amministrative 2016: il Pd pensa a una norma anti-Bassolino

Una norma che vieti la candidatura agli ex sindaci, in modo da disinnescare i casi Bassolino e Marino

ROME - JULY 01:  President of Campania Region Antonio Bassolino attends a press conference for the Giffoni Film Festival at Flora Hotel on July 1, 2009 in Rome, Italy.  (Photo by Ernesto Ruscio/Getty Images)

Per i partiti è già tempo di pensare alle elezioni amministrative comunali della prossima primavera, che saranno anticipate – per il Pd – dalle primarie programmate per il 20 marzo. Primarie che rischiano di trasformarsi in un serio problema per il premier segretario Matteo Renzi, sia per le possibili conseguenze del malumore della minoranza del partito, ma anche per la presenza di "casi" imbarazzanti come è stato la scorsa primavera quello della candidatura di Vincenzo De Luca in Campania.

In particolare sono due le patate bollenti che il Pd potrebbe ritrovarsi tra le mani a marzo, ovvero le candidature di Ignazio Marino alle primarie per le comunali di Roma e di Antonio Bassolino alle primarie per le comunali di Napoli. È soprattutto questo secondo caso a impensierire Renzi: se infatti la candidatura di Marino è tutt'altro che certa e comunque dovrebbe essere solo una manovra di disturbo, Bassolino ha già ufficializzato la sua intenzione di correre, e si presenta come il favorito. La candidatura, e la possibile vittoria, dell'ex sindaco e presidente della Regione Campania sarebbe un bel problema per Renzi, sia dal punto di vista della "rottamazione", sia da quello degli equilibri tra le correnti nel partito.

Non potendo annullare le primarie – Renzi pare abbia detto "Non mi farò certo dire da chi magari le ha sempre osteggiate che proprio io non le ho volute" – il premier pensa a imporre una serie di norme per le prossime primarie, tra cui ce ne sarebbe una che vieterà la partecipazione a chi è già stato sindaco. Una norma quasi ad personam, perché se è vero che varrebbe per tutti – quindi anche, ipoteticamente, Renzi a Firenze o Veltroni e Rutelli a Roma – al momento sono solo Bassolino e Marino a volersi candidare. La norma ovviamente non vale per i sindaci in carica, che però dovranno comunque sottoporsi alle primarie.

Tra le altre norme, riportate oggi da Maria Teresa Meli sul Corriere della sera, ce ne sarebbe anche una che impone ai candidati sconfitti alle primarie di accettare il verdetto e non candidarsi da indipendenti. Regola che dovrebbe valere non solo per le primarie di partito ma anche – dove ce ne sarà l'occasione – a quelle di coalizione.

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