Francia, Tribunale di Parigi: "Documento sui finanziamenti di Gheddafi a Sarkozy autentico"

MONACO-FRANCE-SARKOZY

Una perizia, consegnata al tribunale di Parigi, certifica l'autenticità della lettera che documenta i finanziamenti dell'ex dittatore libico, Muammar Gheddafi, per la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy per le presidenziali del 2007. A confermarlo è stato Mediapart, il 12 novembre scorso. Ma la notizia non ha riscosso grande interesse perché gli attentati di Parigi del giorno successivo hanno ovviamente monopolizzato l'informazione.

I finanziamenti del rais di Tripoli al leader dell'Ump francese sono stati oggetto di una lunga inchiesta proprio da parte del sito indipendente Mediapart. I giornalisti che l'hanno portata avanti per più di quattro anni, nonostante la scarsa udienza con la quale è stata accolta dagli altri organi di stampa e dai vertici istituzionali, sono Fabrice Arfi e Karl Laske. E dopo la conferma dell'autenticità dello scottante documento, i due reporter insistono sul punto nodale della vicenda: "non si può escludere che (quel finanziamento ndr.) abbia giocato un ruolo anche nell’interventismo militare francese in Libia, che accelerò la caduta e la morte di un dittatore che era stato ricevuto in pompa magna a Parigi”.

Molti infatti rimangono i dubbi sul conflitto che portò alla rimozione di Gheddafi. In primo luogo, il ruolo che ha giocato la Francia nell'assassinio del colonnello, voluto, probabilmente, per impedirgli di fare dichiarazioni imbarazzanti nel corso di un eventuale processo. Tuttavia, è giusto ricordarlo, non solo Sarkozy aveva da temere rispetto a possibili esternazioni del rais: i governi occidentali avevano intessuto con la Libia relazioni economiche e politiche molto ambigue. Inoltre, segnaliamo che dopo la caduta del regime non è mai stato chiarito a chi siano andati i soldi depositati dal leader della "rivoluzione verde" nelle banche europee.

Il documento su cui si è pronunciato il tribunale, pubblicato il 28 aprile 2012, era entrato in un'inchiesta giudiziaria, aperta in seguito alle denunce di Arfi e Laske. Sarkozy, per parte sua, nonostante la gravità delle accuse, non ha mai denunciato per diffamazione Mediapart, limitandosi a dire che erano tutte falsità.

Nella lettera in questione, datata 10 dicembre 2006, si chiedeva lo sblocco di 50 milioni di euro per la campagna del politico francese. La nota era indirizzata da Moussa Koussa, capo dei servizi segreti di Tripoli, a Bachir Saleh, allora a capo del gabinetto di Gheddafi e presidente di uno dei fondi sovrani del paese, il Lybian Africa Portfolio (LAP). Secondo Mediapart, la lettera proveniva direttamente dall’archivio ufficiale libico.

Così i giudici Serge Tournaire e René Grouman hanno chiesto una perizia per verificarne l’autenticità. A eseguirla è stata è stato Roger Cozien, ingegnere informatico, massimo esperto in materia, che ha confermato che la possibilità che il documento sia falso è “minima o inesistente”.

Nel corposo rapporto stilato da Cozein si afferma: "nessuna traccia di alterazione e ancora meno di contraffazione volontaria è stato rilevato. Tutto lascia pensare che l’immagine digitale contenuta nel file sorgente (oggetto della perizia) sia stata inizialmente il risultato di un processo di scansione di un documento fisico, verosimilmente cartaceo".

Tali conclusioni vanno a suffragare la tesi emersa in seguito alla perizia calligrafica, realizzata nel 2014, che stabiliva l'autenticità della firma di Moussa Koussa, collocata in calce al documento. E lo stesso Koussa, dal Qatar, dove si è rifugiato dopo l'intervento militare, aveva affermato lo scorso anno che il contenuto del documento era autentico.

La vicenda si era poi arricchita di altri particolari inquietanti. Saleh, dopo la pubblicazione della lettera, si era dato alla fuga. Ricordiamo che quest'ultimo, sul quale pendeva un mandato di cattura internazionale, viveva sotto la protezione delle autorità francesi. Un'altra inchiesta, poi, ha acclarato che a favorire la fuga del funzionario di Gheddafi furono servizi segreti interni, che all'epoca erano diretti da Bernard Squarcini, fedelissimo di Sarkozy.

Come se non bastasse, Claude Guéant, direttore della campagna di Sarkozy e poi ministro dell'interno francese, è stato messo sotto inchiesta per un versamento di 500 mila euro nel 2008. Soldi, questi, che gli inquirenti sospettano provenire dalla Libia. Intanto, lo stesso Guéant è stato condannato in primo grado, il 13 novembre scorso, a due anni con la condizionale, al pagamento di 75 mila euro e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, nell'ambito di un altro procedimento. L'accusa è di complicità nella sottrazione e occultamento di fondi pubblici.

Sarkozy, nel maggio scorso, ha cambiato nome e identità alla Ump, trasformandolo in Les Républicains. Il suo obiettivo è quello di correre nuovamente alle presidenziali del 2017. Ma dopo le ultime disposizione della magistratura parigina la sua situazione politica si complica non poco.

Al di là del futuro politico di Sarkozy, rimangono i mille interrogativi sull'intervento militare in Libia, fortemente voluto dalla Francia. L'eredità del conflitto del 2011 è pesantissima: un paese dilaniato dalla guerra civile, un negoziato di pace che non riesce a concretizzarsi e gestito male, il dilagare dello jihadismo legato ideologicamente all'Isis e ad al Qaida, e tanti misteri.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO