Guinea Equatoriale, elezioni vicine. Il Presidente incita all'odio

Il Presidente Teodoro Obiang sarebbe molto malato, il Paese verso il caos: "Tagliare i tendini ai ladri così che li riconoscano tutti"

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In Guinea Equatoriale il Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo ha annunciato l'ennesima sua candidatura alla Presidenza mettendo così la parola fine sull'annosa e violentissima guerra intestina alla famiglia per la presidenza, una guerra tra i due figli più "di peso", il viziatissimo Teodorin Nguema e il calcolatore Gabriel Lima.

La notizia, data in anteprima mondiale da Blogo, non ha sorpreso molto: il rischio che il conflitto permanente interno alla famiglia Obiang potesse esplodere nel Paese mostrando le vergogne del regime alla comunità internazionale, e mettendo a rischio l'ingente esportazione di capitali in atto in queste settimane da parte dei vertici della cleptocrazia centroafricana, ha imposto una nuova discesa in campo del "padre della Patria".

Una discesa in campo, sostengono alcune nostre fonti, che in realtà sarebbe stata decisa con stanca malavoglia da parte di Obiang: malato da tempo, sembra che di recente il cancro che da anni lo affligge abbia nuovamente ripreso a crescere. Facendo il paio con l'età non certo giovanissima di Obiang, 73 anni di cui 36 trascorsi al potere, e con l'impossibilità dello stesso a nominare un successore che continuasse nel solco cleptocratico segnato dalla sua politica, il Presidente si è trovato "costretto" a candidarsi nuovamente, spazzando via ogni polemica e facendo tornare una relativa calma mediatica sul piccolo paese africano.

Impossibilitato a scegliere il figlio prediletto Teodorin Nguema Obiang, ex-socio di Roberto Berardi (segregato in carcere per due anni e mezzo dopo essere stato truffato proprio da Nguema) noto in tutto il mondo più per le sue vicende giudiziarie e per il suo carattere psicopatico e capriccioso che non per le sue abilità da statista, e osteggiato in famiglia per l'eventuale seconda scelta, il figlio Gabriel Mbega Obiang Lima, a capo dell'industria petrolifera nazionale, noto in patria per l'intelligente spietatezza con la quale ha retto le forze di Polizia e la Forza Speciale, il Presidente Obiang ha preso il toro per le corna e, nel corso del congresso nazionale del Partito Democratico ha annunciato l'ennesima autoinvestitura.

Nel corso dello stesso congresso però Obiang ha pronunciato alcune parole che agli occhi degli analisti più esperti sono sembrate prive di qualsiasi calcolo politico, sopratutto alla luce dell'intelligente velo di omertà da sempre garantito dalla propaganda degli Obiang sul piccolo paese subsahariano, un'omertà che ha garantito in passato alla cleptocrazia africana ricchi contratti con le multinazionali e i governi di mezzo mondo. Rivolgendosi alla popolazione infatti (il passaggio è stato ripreso ed enfatizzato dalla televisione di Stato) Teodoro Obiang ha esortato alla "giustizia popolare" nei confronti sopratutto "dei ladri".

Per le strade della Guinea Equatoriale sembra non si discuta di altro che non dell'ordine dato dal Capo di Stato:

"Non dobbiamo togliere la vita ai ladri ma far rispettare la legge si [...] credo che ai delinquenti più pericolosi sia necessario tagliar loro i tendini. Così rispetteremo la sua vita ma tutti sapranno che quella persona è un ladro quando costui camminerà per strada"

ha detto Obiang (nel video qui sopra) tra gli applausi e le risate del pubblico, compresa la prima dama di Stato, la moglie Constancia Mangue de Obiang, proprietaria ed amministratrice della più importante azienda di opere pubbliche del paese, la ABC. Sembra che Obiang, ci ha rivelato una fonte interna al regime che vuole restare anonima, abbia tutta l'intenzione di gettare benzina sul fuoco sociale in Guinea Equatoriale per preparare, e giustificare, un'eventuale fuga sua e dei suoi familiari e lasciando il Paese nel caos.

I recenti viaggi a Parigi e, ieri, Teheran, oltre che i continui contatti con governo e banche cinesi (ingenti capitali di importanti membri della famiglia Obiang sarebbero stati recentemente trasferiti in alcuni conti correnti ad Hong Kong e Singapore), sembra rivelino effettivamente un tentativo di organizzare un buen retiro dorato per l'intera famiglia presidenziale, con Obiang che sembrerebbe intenzionato a trascorrere come il fu Idi Amin Dada gli ultimi anni che gli restano.

Quelle parole preoccupano tuttavia in virtù della sorte di alcuni connazionali in carcere da quelle parti: si tratta di Fabio e Filippo Galassi, le cui vicende giudiziarie sono state rese note proprio da Blogo, attualmente detenuti nel carcere di Bata proprio per reati patrimoniali legati al lavoro che svolgevano presso un'azienda, la General Work (il cui socio è proprio il Presidente Obiang). Entrambi, tempo addietro, vennero definiti dalla tv di Stato dei "ladri" che tentarono di fuggire dal Paese con trolley pieni di soldi, denaro mai trovato. Tanto bastò per indurre la giustizia nguemista a rinchiuderli in carcere, con accuse ancora poco circostanziate ed un processo che sembra non ci sia fretta alcuna di celebrare. In virtù proprio della posizione giudiziaria dei due Galassi le parole di Obiang sembrano avere un peso di non poco conto, se consideriamo le già esistenti storture giuridiche nel caso dei due connazionali.

Nel frattempo, a inizio del mese Obiang ha inviato in Zimbabwe alcuni contingenti dell'esercito per un addestramento "urgente e speciale" da parte delle Zimbabwe Defence Forces (ZDF) del suo omologo ed amico Robert Mugabe: un rapporto di amicizia che nel 2004 mise al sicuro il regime di Malabo bloccando un tentativo di colpo di Stato ordito da Sir Mark Tatcher (figlio di Margareth) con l'aiuto di alcuni mercenari sudafricani, favore ricambiato con commesse d'elite per i corpi speciali dello Zimbabwe, come il servizio d'ordine durante le due edizioni di Coppa d'Africa consecutive organizzate in Guinea Equatoriale.

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