È guerra tra Russia e Turchia? Mosca pronta ad estendere le sanzioni ad Ankara

Lunedì 20 dicembre 2015 - Secondo quanto dichiarato dal vicepremier Arkady Dvorkovich, il capo del governo russo, Dmitri Medvedev, ha annunciato l'espansione delle sanzioni alla Turchia. A riportarlo Russia 24, che sottolinea che le nuove misure sono state decise durante il consiglio dei ministri.

Per il momento, il contenuto delle sanzioni non è stato ancora reso noto. "Verranno rese pubbliche dal primo ministro in tempi brevi", ha dichiarato Dvorkovich. Tuttavia l'azione, specifica il vicepremier, "non ha la finalità di chiudere completamente la cooperazione con la Turchia".

Ribadiamo che, il 24 novembre scorso, le relazioni tra Russia e Turchia sono entrate in crisi dopo l'abbattimento di un bombardiere russo Su-24 da parte di un caccia turco.

Davutoglu: "Putin non va preso sul serio. La sua è vecchia propaganda sovietica"


Sabato 19 dicembre 2015

- Le tensioni tra Russia e Turchia non si placano. Il governo di Ankara ha dichiarato "di non prendere sul serio" le ultime esternazioni di Vladimir Putin. Ques'ultimo, durante la conferenza di fine anno, aveva ribadito che l'abbattimento del jet Sukhoi 24 è stato il modo con cui Erdogan si è voluto accreditare come "partner affidabile" degli Usa.

Il premier turco, Ahmet Davutoglu, citato dal quotidiano Hrriyet, ha replicato così alle accuse del Cremlino:"Forse (Putin) sta ricordando i suoi vecchi tempi al Kgb. Ma il Kgb è morto da tanto tempo. L'era della propaganda in stile sovietico è storia. Tutte le dichiarazioni che fa, il mondo le schernisce con sarcasmo. Non possiamo prenderle sul serio". "Le dichiarazioni di Putin -ha spiegato Davutoglu- non si adattano alla natura del mondo moderno o alle relazioni turco-russe. Per questo, invece di rispondere alle sue affermazioni nello stesso modo, sorrido e basta".

Intanto, segnaliamo che la Nato ha dato il via libera all’invio di aerei radar, caccia e navi nel Mediterraneo orientale. Tale mossa ha la finalità di aumentare la difesa della Turchia al confine siriano, “in considerazione della situazione instabile della regione”.

Putin: "Sanzioni per Ankara non solo commerciali"


Giovedì 3 dicembre 2015

- La tensione tra Russia e Turchia continua a salire e i due Paesi si scambiano reciprocamente l'accusa di essere in affari con l'Isis per il petrolio. Il vice ministro russo Anatoly Antonov ha detto che il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, la sua famiglia e le più alte autorità politiche turche sono coinvolti nel "business criminale" del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall'Isis in Siria e in Iraq e ha anche definito la Turchia come il "consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell'Iraq". Il il vice capo di Stato maggiore russo, Sergei Rudskoi, ha detto di essere a conoscenza di quali sono le tre rotte attraverso le quali il petrolio dell'Isis arriva in Turchia.

Oggi il Presidente russo Vladimir Putin nel suo discorso alla nazione ha rincararo la dose, ha confermato le accuse alla Turchia di essere complice dell'Isis e poi ha detto:

"Se qualcuno pensa che la reazioni della Russia saranno limitate alle sanzioni commerciali, si sbaglia di grosso"

e ha aggiunto che Mosca non dimentica l'abbattimento del jet russo da parte dell'aviazione turca ai confini con la Siria che ha provocato la morte di due soldati russi.

Inoltre, sempre oggi, il ministro dell'energia russo Aleksandr Novak ha annunciato che i negoziati per il gasdotto russo-turco Turkish Stream sono sospesi.

Dall'altra parte, Erdoğan ha a sua volta detto che la Turchia ha le prove del coinvolgimento della Russia nel commercio del petrolio dell'Isis.

È guerra tra Russia e Turchia?


Martedì 24 novembre 2015
during the official welcome ceremony on day one of the G20 Turkey Leaders Summit on November 15, 2015 in Antalya, Turkey. World leaders will use the summit to discuss issues including, climate change, the global economy, the refugee crisis and terrorism. The two day summit takes place in the wake of the massive terrorist attack in Paris which killed more than 120 people.

Siamo sull'orlo di una guerra fra Stati? Sono in molti a chiederselo in queste ore, dopo l'abbattimento del Sukhoi-24 russo da parte degli F-16 turchi, sul confine siriano. In seguito all'incidente, Ankara, in quanto membro dell'Organizzazione, ha avviato le consultazioni con la Nato, e proprio nel pomeriggio si svolgerà un Consiglio atlantico per fare luce sui fatti. Successivamente, il governo ha anche convocato l'incaricato d'affari russo.

Tuttavia, l'esecutivo turco non si è appellato all'articolo 4, che prevede l'avvio delle consultazioni tra gli ambasciatori degli Stati membri, prima di un attacco. L'ultima nazione del Patto Atlantico che ha reclamato tali consultazioni è stata proprio la Turchia, dopo gli attentati subiti nel 2014.

Vladimir Putin, mentre incontrava il re di Giordania Abdullah II, ha accusato la Turchia (e indirettamente la Nato) di "fare gli interessi dell'Isis". E ha aggiunto che per Ankara "ci saranno inevitabili conseguenze" per la sua palese "complicità con il terrorismo".

Ovviamente è molto difficile, se non impossibile, pensare ad un conflitto armato tra Turchia (più forze della Nato) e Russia. Ma è inevitabile che quello che è accaduto oggi mette in luce le profonde divergenze, supportate da differenti interessi economici e strategici, nel cosiddetto fronte anti-terrorismo.

Era già stato lo stesso Putin, durante il recente G20 di Antalya, a dichiarare che "l'Isis è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20". E il riferimento polemico non era rivolta solo alle monarchie del Golfo, ma evidentemente anche alla Turchia.

Per ora le versioni sull'abbattimento del Sukhoi-24 sono in chiara antinomia. I media della Turchia sostengono che l'ordine di aprire il fuoco contro il jet sia arrivato direttamente dal premier, Ahmet Davutoglu. Quest'ultimo sarebbe stato informato di una violazione dello spazio aereo dal capo di Stato maggiore, Hulusi Akar. La Cnn turca ha poi mostrato le immagini che "inchioderebbero" i russi alle loro responsabilità. Ma la vicenda è ancora da verificare.

Dalla Duma, intanto, molti parlamentari rigettano la versione di Ankara e il governo ha convocato l'addetto militare dell'ambasciata turca. Alcuni parlamentari consigliano di sospendere le comunicazioni aeree con la Turchia e di evacuare i connazionali. Intanto, la visita a Istanbul del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, è stata annullata.

Ricordiamo che l'area turkmena in cui sarebbe caduto l'aereo russo è stata oggetto, nei giorni scorsi, di un'offensiva del regime di Damasco, attraverso la copertura aerea della Russia. L'attacco era rivolto contro le milizie ribelli.

Russia e Turchia: da che parte stanno nel conflitto Siriano


Mosca e Ankara partecipano al conflitto siriano su fronti opposti: Putin sostiene il regime alauita (e alleato dell'Iran sciita) di Bashar al Assad, anche se nell'ultimo periodo, almeno a parole, si è mostrato più incline ad un suo "ricollocamento" nel quadro istituzionale post-guerra civile; Recep Tayyip Erdoğan sostiene invece i ribelli sunniti.

Aggiungiamo che Il Cremlino, in Siria, schiera un contingente di almeno 2 mila uomini e oltre 100 jet nelle basi di Latakia, da dove conduce raid contro i ribelli. Ankara, invece, schiera 10 mila soldati a ridosso del confine ed i suoi jet effettuano raid contro basi curde siriane (ricordiamo che i curdi si avvalgono della copertura aerea francese e americana per combattere lo Stato Islamico sul fronte iracheno).

La Turchia è fortemente sospettata di spalleggiare il fronte al-Nusra nel conflitto, gruppo concorrente dell'Isis, ma allo stesso tempo costola di Al Quaida. Evidenziamo, però, che nell'area della Siria turkmena dove la Russia bombarda non è presente solo il gruppo jihadista, ma anche l'Esercito Libero Siriano.

Dunque, se la Turchia è accusata di finanziare forze di opposizione islamista e di favorire il traffico di petrolio illegale dello Stato Islamico, la Russia, a sua volta, è sospettata di colpire i ribelli "moderati" che si oppongono al regime di Assad.

E non dobbiamo dimenticare che Mosca, da Tartus, situata sulla costa siriana, sorveglia la sicurezza del Bosforo e del Mar Nero. Per i Russi sarebbe drammatico perdere terreno in quella zona, perché è fondamentale per controllare le esportazioni di petrolio. È anche per questo motivo che bombarda nella zona di confine con la Turchia dove ci sono varie milizie che si oppongono ad Assad.

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