Uk, Labour: Corbyn lascia libertà di voto sui bombardamenti in Siria contro l'Isis

LONDON, ENGLAND - NOVEMBER 11:  Jeremy Corbyn, leader of the Labour Party, leaves his home on November 11, 2015 in London, England.  Mr Corbyn is expected to join the privy council, a formal body of advisors to the Queen, later today.  (Photo by Rob Stothard/Getty Images)

Alla fine Jeremy Corbyn, leader del partito laburista, ha scelto la strada della diplomazia interna. Dopo la richiesta, avanzata dal premier David Cameron al parlamento, di dare il via libera ai bombardamenti in Siria contro lo Stato Islamico, ha deciso di lasciare libertà di coscienza ai suoi colleghi a Westminster.

Corbyn, eletto segretario il 12 settembre scorso, è espressione dell'ala più radicale del partito: il pacifismo è stato uno dei punti cardine della sua campagna per le primarie. Tuttavia, il Labour si è fortemente diviso sulla sua leadership. Il suo posizionamento decisamente a sinistra non piace né all'ala blairiana, ma nemmeno a quella più centrista. Così, ieri, il segretario ha dovuto adeguarsi.

Se non lo avesse fatto, i rischi per lui sarebbero stati molti. In primo luogo si paventavano le dimissioni di parte dei ministri del governo ombra, favorevoli all'intervento militare. Per questa ragione, Corbyn ha scelto di non far valere la regola della disciplina di partito, che avrebbe potuto isolarlo e portarlo addirittura alle dimissioni, se le defezioni nel Labour fossero state molte al momento del voto sulla richiesta di Cameron di bombardare in Siria.

Corbyn, però, fa leva sui sondaggi interni, che dicono che il 75% degli iscritti al partito laburista è contrario ad aprire un nuovo fronte di guerra, dopo la decisione del Regno Unito di intervenire in Iraq lo scorso anno. Ed ecco allora che sulla scia del consenso della base, il segretario ci tiene a ribadire che c'è sì libertà di voto, ma anche una posizione ufficiale del Labour, che è la sua. Ovvero: no ai bombardamenti in Siria perché il piano del governo non dice nulla su cosa fare dopo e perché potrebbe portare a conseguenze gravi sul piano internazionale e nazionale.

Ecco cosa scrive a riguardo sulla sua pagina Facebook:

"Sono i conflitti in Siria e Iraq che hanno offerto la possibilità all'Isis di prosperare e diffondere il suo dominio omicida. Ed è attraverso un accordo politico per porre fine alla guerra civile -da concordare con i poteri esterni, sostenuto dall'Onu, e con i Siriani- che l'Isis verrà isolato e sconfitto. Come ha detto recentemente il presidente Usa Barack Obama, l'Isis "nasce dalla nostra invasione dell'Iraq" ed è una delle sue "conseguenze non volute". Non dobbiamo continuare a fare lo stesso errore - ancora e ancora. Il Labour si opporrà sempre a qualsiasi minaccia contro il nostro paese e il nostro popolo. Non lasceremo mai la Gran Bretagna non protetta, ma abbiamo bisogno di un approccio diverso alla politica estera che metta la pace, la giustizia e la sicurezza reale al primo posto"

E' evidente che Corbyn cerca di smontare la tesi sostenuta da Cameron la settimana passata. Ricordiamo, a tale proposito, che per il premier prendere parte al conflitto siriano significa salvaguardare la sicurezza dei cittadini britannici. Ma il punto è che se la mozione governativa dovesse passare con l'appoggio dei dissidenti laburisti, l'ex attivista di sinistra si troverebbe comunque in una situazione critica, che comprometterebbe una sua eventuale corsa alla presidenza alle prossime consultazioni generali.

Intanto, Corbyn cerca di prendere tempo, di ricucire con gli oppositori e soprattutto di mettere pressione a Cameron. Quest'ultimo ha fetta di concludere, puntando a bombardare già prima di Natale. Il leader del Labour, per parte sua, ha subito frenato il suo entusiasmo, inviandogli una lunga lettera nella quale si chiede di non votare entro mercoledì, come avrebbero invece voluto i Tories.

Corbyn ha chiesto un dibattito di almeno due giorni alla Camera dei comuni per discutere di una questione "di importanza critica". In questo modo, il leader laburista prova a posticipare il voto alla prossima settimana, visto che Cameron non può rinviare il suo viaggio di giovedì in Bulgaria.

Il primo ministro probabilmente accetterà, anche alla luce del fatto che non è in una situazione più semplice rispetto a quella del suo antagonista. Evidenziamo che alcuni deputati conservatori non sono convinti della sua richiesta, e dunque sarà necessario fare bene prima i conti.

E' difficile che Cameron, senza prima avere delle certezze, metta ai voti il coinvolgimento del Regno Unito nella guerra in Siria. Se infatti la sua mozione non dovesse passare, l'esecutivo si rivelerebbe fragile e la brutta figura con il governo di Parigi sarebbe assicurata.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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