Forza Italia abbandona la sede e licenzia i dipendenti. "Colpa dell'abolizione del finanziamento pubblico"

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"Profondo rosso" per le casse di Forza Italia. Nonostante la cosiddetta "rooming review" dello scorso anno, il partito fondato da Silvio Berlusconi ha dovuto licenziare tutti i dipendenti. E, dal prossimo anno, dovrà abbandonare gli uffici della sede in piazza San Lorenzo in Lucina, in pieno centro di Roma.

Che le cose non andassero bene era noto da tempo. Quando Berlusconi decise di mettere fine all'esperienza del Pdl per tornare a Forza Italia, 43 lavoratori erano già stati cassintegrati e mai più ripresi al lavoro. Nel 2014, invece, degli 81 dipendenti rimasti, 44 erano stati messi in cig al 50% e altri 37 in cig a zero ore.

La cassa integrazione, però, scade il prossimo 28 febbraio e Forza Italia si è vista costretta a comunicare a tutte le sue risorse l'avvio della procedura di licenziamento collettivo. La questione è stata resa pubblica e spiegata dalla tesoriera forzista, Maria Rosaria Rossi, sul sito del partito.

Scrive la Rossi a riguardo: "E'grande l’afflizione di dover licenziare i nostri leali e qualificati collaboratori. Abbiamo provato di tutto in questi dodici mesi per evitarlo". E aggiunge: "Questa decisione è diretta conseguenza del D. legge 149/2013 convertito in legge del 21 febbraio 2014 n. 13, che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti ed ha, (art. 10), posto un tetto di 100.000 euro per persona al finanziamento da parte dei privati .Dunque, tutte le responsabilità sarebbero da addossare alla nuova legge sul finanziamento pubblico ai partiti.

Certamente il tetto di 100mila euro ai finanziamenti privati, che riguarda anche i nuclei familiari (quindi anche l'intera famiglia dell'ex Cavaliere), non ha semplificato le cose. Ricordiamo che in passato, quando c'erano problemi di liquidità, era sempre Berlusconi ad intervenire.

Tuttavia, è lo stesso leader di Forza Italia che si è stancato di spendere per la sua creatura. Negli anni scorsi ha ripianato 90milioni di euro di debiti cumulati. Poi, dopo la sconfitta alle elezioni del 2013, ha deciso di chiudere i cordoni della borsa.

C'è anche da considerare un altro aspetto. I parlamentari forzisti, quando di stratta di versare la quota mensile al partito, si dimostrano poco leali. Un 40% si rifiuta di farlo, nonostante che la tesoreria li solleciti da tempo. Eppure sanno benissimo che nel 2014 la sede di San Lorenzo in Lucina, di 3mila metri quadri, è costata 960mila euro per l'affitto annuale.

Secondo Il Fatto Quotidiano, a salvarsi dai licenziamenti saranno solo una decina di persone perché verranno trasferite a Palazzo Grazioli. Gli latri dovranno fare gli scatoloni e andarsene.

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