FP: "l'India si sta dotando della bomba all'idrogeno"

Uno scoop del Foreign Policy rivela che l'India si starebbe segretamente dotando della bomba all'idrogeno. Sarebbe in corso un programma dal 2012

US President Barack Obama (R) talks with Indian Prime Minister Narendra Modi during a meeting at the UN conference on climate change COP21 on November 30, 2015 at Le Bourget, on the outskirts of the French capital Paris. More than 150 world leaders are meeting under heightened security, for the 21st Session of the Conference of the Parties to the United Nations Framework Convention on Climate Change (COP21/CMP11), also known as ìParis 2015î from November 30 to December 11. AFP PHOTO / JIM WATSON / AFP / JIM WATSON        (Photo credit should read JIM WATSON/AFP/Getty Images)

L'India si starebbe dotando di nuove riserve di uranio arricchito, che "potrebbero essere impiegate per le nuove bombe all'idrogeno". A riferirlo è la prestigiosa rivista di relazioni internazionali Foreign Policy, che ha avuto accesso in anteprima ai risultati di un'indagine del Center for Public Integrity (Cpi), non profit di giornalismo investigativo con sede a Washington.

Lo studio rivela che l'India avrebbe costruito una sorta di piccola città, nello stato meridionale di Karnataka, dove implementare il proprio arsenale. Il progetto, secondo le fonti, è stato avviato nel 2012 e si prefigge di raggiungere i traguardi prefissati entro il 2017. A suffragare questa tesi ci sono una serie di interviste svolte da Cpi ad abitanti della zona, scienziati e militari coinvolti nel programma. Ma ci sono anche i pareri di analisti di intelligence stranieri.

Starebbe così per nascere "il più vasto complesso militare del subcontinente, dotato di centrifughe nucleari, laboratori di ricerche atomiche e impianti per testare nuovi armamenti e aerei". Secondo gli esperti le attività di arricchimento, già in fase di sviluppo, verranno effettuate a Challakere. E il progetto potrebbe produrre una pericolosa escalation bellica nello scacchiere asiatico.

Il rischio è che la Cina e il Pakistan finiranno per leggere il piano indiano come una provocazione, e per questa ragione potrebbero affrettarsi a incrementare le loro risorse atomiche. Ricordiamo che, per lo Stockolm International Peace Research Institute (Sipri), il governo di Pechino detiene 260 armi nucleari, mentre quello di Islamabad 120. Per il momento, invece, New Delhi possiede "solo" 90-110 armi.

Dobbiamo aggiungere che la bomba all'idrogeno, o meglio la bomba a fusione termonucleare incontrollata, ha una efficacia distruttiva decisamente più imponente rispetto alle altre bombe a fusione termonucleare attualmente in possesso dell'India. Se fosse appurato che New Delhi sta procedendo alla sua costruzione, gli Stati Uniti dovranno pensare subito ad una strategia diplomatica da mettere in campo.

Fa riflettere, poi, che l'India ha già ricevuto circa 4.914 tonnellate di uranio da Francia, Russia e Kazakistan. Inoltre ha stretto accordi il Canada, la Mongolia, l'Argentina, e la Namibia per le spedizioni supplementari. Infine, nel settembre 2014, l'ex primo ministro Tony Abbott ha ratificato un accordo a lungo termine che rende l'Australia "fornitore affidabile di uranio per l'India".

Il presidente Narendra Modi, mentre l'economia del suo paese è in continua ascesa, si mostra indipendente nelle scelte di politica estera. Se è vero che che nell'ottobre del 2014 ha stretto nuove relazione con Washington, che hanno la finalità di bloccare l'espansionismo cinese, allo stesso tempo il premier indiano è in grado di muoversi con autonomia per gestire al meglio i propri interessi. A tale riguardo, segnaliamo che nel dicembre dello scorso anno ha stretto un importante accordo sul nucleare civile con Vladimir Putin. E, in quell'occasione, ha anche condannato le sanzioni dell'occidente nei confronti della Russia.

Foreign Policy riferisce che al momento i funzionari della Casa Bianca preferiscono non commentare la notizia. Tuttavia, secondo Robert Einhorn, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, è certo che ci sono state ripercussioni negative dopo il primo accordo sul nucleare Usa-India del 2008. L'amministrazione Bush pensava che da quell'intesa sarebbe scaturita negli anni a venire una più stretta cooperazione per contrastare Pechino. Ma tale circostanza si è realizzata solo parzialmente perché New Delhi ha sempre difeso la sua indipendenza in politica estera.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO