Elezioni 2013: legge elettorale, farse ed election day, i punti critici di un appuntamento importante


Sulle criticità legate ai tentativi (rivelatisi gattopardiani) di modificare il Porcellum abbiamo scritto parecchie pagine: le elezioni bulgare, le prescrizioni del Codice di buona condotta elettorale e il rischio per lo stato di diritto in Italia sono fortunatamente, almeno per quanto riguarda la riforma elettorale, rischi scongiurati.


Restano tuttavia numerosi altri aspetti che, secondo alcuni, porteranno le prossime elezioni ad una deriva antidemocratica peggiore del Porcellum: senza una democrazia interna ai partiti, una norma costituzionale in attesa di essere discussa e regolamentata da solo 75 anni, lo stato di diritto resta negato.


La pressione (anche della Presidenza della Repubblica) per ottenere in brevi tempi la nuova legge elettorale è il primo aspetto di criticità democratica: se cambiare il Porcellum non sarà possibile (purtroppo e per fortuna) in Lombardia ed in Lazio le regole sono già state cambiate in corsa (a poche settimane dal voto): alea iacta est.


In Lombardia è stata approvata una riforma paradossale da una giunta paradossale: Roberto Formigoni, già condannato per diffamazione ai Radicali che l'accusarono di aver raccolto firme false di ignari cittadini e persino dei morti, ha preferito abolire proprio la raccolta firme per chi venne eletto in quella tornata (probabilmente per non incappare negli stessi errori del passato) ma mantenendola per chi è fuori dal palazzo (tra cui proprio i Radicali ed M5s), mantenendo l'attuale sistema delle preferenze (rivelatosi clientelare) e mettendo, dopo 18 anni di governo regionale, il limite dei due mandati alla presidenza.


Nel Lazio il papocchio è stato, se possibile, pure peggiore:


riteniamo illegale dal punto di vista statutario e irresponsabile politicamente indire le prossime elezioni regionali del Lazio in modo difforme da quanto stabilito dallo Statuto della Regione e da quanto disciplinato dalle regole della legge elettorale vigente



hanno dichiarato in una nota congiunta i gruppi consiliari regionali del Lazio della Lista Bonino Pannella, Federazione della Sinistra, Partito Socialista, Sinistra Ecologia e Libertà, e Verdi, riferendosi in particolare agli eletti, che saranno di meno (non è diminuendo la rappresentanza nelle istituzioni che si risolvono i casi Fiorito e Maruccio, entrambi campioni di preferenze).


Il Consiglio Regionale del Lazio, nato male dopo il travaglio del caos delle liste nell'affare Milioni è finito, se possibile, peggio: un Consiglio che, da decaduto, ha votato la riforma elettorale regionale emendando la sola legge senza modificare lo Statuto e un Presidente di Regione che procede alla riduzione dei consiglieri unilateralmente, direttamente attraverso il decreto di indizione di nuove elezioni regionali e senza modifiche, anche qui, dello Statuto.


Il panorama nazionale non è purtroppo migliore: solo ieri i detenuti italiani hanno ottenuto "la grazia" parlamentare di poter votare nella prossima tornata elettorale (uno dei diritti civili fondamentali, sino a ieri negato a 70mila detenuti); oltre a questo c'è il problema legato all'accesso alle prossime elezioni, che avviene tramite la raccolta di 100mila firme per la Camera e 60mila per il Senato (Pd, Pdl, Lega e Idv, avendo già il loro gruppo parlamentare, sono esentati) che vanno raccolte a partire da 180 giorni prima delle elezioni (con il voto il 17 o il 24 febbraio, ma fosse anche a marzo cambierebbe poco): la procedura elettorale è dunque già iniziata.


Fatto, questo, importante per lo stato di diritto, la democrazia e la legalità di queste elezioni 2013: la presentazione di 160mila firme in 15 giorni da oggi per coloro i quali non hanno consiglieri comunali e provinciali tra i propri affiliati è fondamentalmente impossibile, anche perchè le istituzioni competenti (Ministero degli Interni, Comuni, Province e la Rai) non hanno nemmeno paventato la possibilità di organizzare il servizio (pubblico) di autenticazione delle firme e probabilmente gli autenticatori nemmeno verranno messi a disposizione, favorendo quelle illegalità che in Lombardia, Piemonte e Liguria hanno permesso quelle probabili truffe elettorali, con rinvii a giudizio, del 2010 (dopo due anni i tribunali di primo grado non hanno ancora emesso alcuna sentenza di annullamento delle elezioni, alla faccia delle toghe rosse).


L'ultimo aspetto critico è la campagna elettorale: è un dato di fatto che questa è iniziata ormai con le Primarie del Pd e dello spettacolo mediatico che ne è scaturito, procede con il colpo di teatro di Berlusconi e andrà avanti fino al voto priva di contenuti: l'assenza delle tribune politiche da oltre 4 anni (nonostante siano obbligatorie per legge) garantisce infatti un livello basso del dibattito politico.


L'Agcom in tal senso si è espressa numerose volte (anche con sanzioni) sulle ripetute violazioni delle regole sulla parità di accesso ai mezzi radiotelevisivi della Rai; chi vuole partecipare al gioco elettorale seguendo le regole si trova in disparità anche sul tema dei manifesti elettorali: dal 1996 una serie infinita di sanatorie sui manifesti abusivi (che hanno permesso ai partiti di insozzare i muri delle città violando qualsiasi regola del buon senso e del decoro senza mai aver pagato un solo euro di multa ma che hanno permesso ai partiti un incasso di 1,7 miliardi di euro di rimborsi elettorali) hanno favorito gli illeciti e l'illegalità.


Foto | 06blog

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