Matteo Renzi elude l'intervento di Iacopino

Il premier liquida la domanda di Iacopino con una sparata che conquista i titoli dei giornali e che elude la questione. Vuole abolire l'ordine? Può farlo. Ma questo non cambia i fatti e riguarda altro

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Chiamato a rispondere sullo stato in cui versa la professione giornalistica in Italia , Renzi fa una dichiarazione che elude il cuore della questione e sposta la conversazione sull'utilità o meno dell'Ordine dei giornalisti.

Ma non è questo il messaggio che passa, non è questa la notizia. Passa, invece: Matteo Renzi vorrebbe abolire l'ordine dei giornalisti. Questa, senza possibilità di scampo, è "la notizia".

Cos'è successo ieri in conferenza stampa? Semplice. Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei Giornalisti, ha illustrato un quadro piuttosto tragico della professione giornalistica in Italia, la situazione lavorativa dei giornalisti, la condizione di precariato, quasi di schiavitù, ha citato episodi spiacevoli come la lista dei titoli peggiori della Leopolda (alla convention renziana per eccellenza), quella libertà di stampa che troppo spesso si trasforma in linee editoriali sdraiate.

Ma Renzi sa come comunicare, checché ne dica chi intravede nelle sue tecniche roba vecchia di trentanni, ha ribattuto così.

Come è solito fare, non è entrato nel merito della questione. Ha liquidato la domanda di Iacopino con una sparata che sapeva avrebbe conquistato i titoli dei giornali. Nel merito della questione ha solo detto:

«Non credo che ci sia alcun piaggeria o forma di diplomazia istituzionale che impediscano di dire la verità, non credo che ci sia la schiavitù, non credo che ci sia la barbarie in Italia»

Negazione. Poi si passa ad altro. Altro che i giornali riprenderanno.

«Come tutti voi sapete seguendomi da qualche anno la mia posizione sull’Ordine è una posizione per la quale, toccasse a me, lo abolirei domani mattina.».

Lo ha detto proprio così, Renzi. La frase è quasi buffa, non fosse stata realmente pronunciata nel corso della conferenza stampa di fine anno del premier. Dato il contesto, fatto di slide, hashtag e gufetti, il buffo ridefinisce il proprio significato per sfociare nel bacino del tragico.

Fa sorridere che sia Sallusti a dirglielo, da destra. Ma è bene chiarirlo e sviluppare il concetto anche da un punto di vista diametralmente opposto a quello del direttore dell'Intraprendente: Renzi può farlo. Dice toccasse a me, ma il Presidente del consiglio è lui, è lui al governo, e il suo è il governo del fare. Quindi, che significa "toccasse a me"? A chi toccherebbe? Il Presidente del consiglio ha già pronta la risposta e spiega: «Ritengo che tutto ciò che si avvicini alla libertà d'espressione esiga una grande, grande, grande prudenza da parte del governo».

Quindi, è questo il motivo "ufficiale" per cui Renzi dice di rimandare la palla a qualcun altro:

«Almeno su questo stiamo evitando di offrire ulteriori elementi di polemica», dice Renzi, proseguendo nella sua narrazione che contrappone buoni (tutte le voci vicine al governo) e cattivi (tutti gli altri), fare e polemiche, persone serie e gufetti. Funziona, rendiamocene conto. Funziona ancora.

La sparata è peraltro facilmente confutabile, come detto, e si potrebbe sottoporre a una serie di domande più che logiche: se Renzi ritiene che l'ordine vada abolito, perché non interviene, per esempio, con una riforma degli ordini professionali? Perché il problema è l'ordine dei giornalisti? Perché abolire e non riformare? Quali sono le idee del Presidente del Consiglio in merito alla libertà di stampa?

A volte viene il dubbio che si consideri la libertà di stampa come libertà di riproporre un comunicato stampa o un paio di slide. Ma non è questo il lavoro giornalistico.

Il problema è che poi, per amor di quei due click in più, ci caschiamo tutti e ci si concentra in massa sulla semplificazione che poi degenera in tifo fra due curve: gli ultrà dell'Odg, gli hooligans dell'abolizione. Così si perde di vista la questione centrale. Renzi lo sa.

Ovvero, si perde di vista il fatto che i giornalisti sono – al solito – le vere vittime della crisi dell'editoria.

Generalizzo, perché ci sono, anche all'interno della categoria, lavoratori che non sono vittime affatto, per meriti propri e/o dell'editore, altri che non lo sono in virtù di rendite di posizione e via declinando.

Ce ne sono altri, poi, che sono vittime proprio perché ritengono che la notizia sia la sparata dichiarazionista. Non è Renzi che decide i titoli, è che sa come vanno le cose. Io stesso, per scrivere questo pezzo, ho rinunciato a "uscire subito". Ci ho pensato, ho riflettuto, l'ho scritto e riscritto, quindi ho rinunciato ai "click" immediati, quindi in qualche modo non ho rispettato i canoni del modello che prevede il circolo vizioso tempestività --> volume --> qualità giornalistica che si abbassa. Questo circolo vizioso si può rompere, ma ci vuole coesione per farlo e uno che comunica come Renzi è perfetto per alimentarlo.

Del resto, per esempio, non trovo online la trascrizione integrale del discorso di Iacopino (si può vedere in forma integrale sul sito del governo).

Il discorso di Iacopino

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Il Presidente dell'Odg ha parlato di schiavitù tollerata, codificata in contratti per definire il lavoro giornalistico, citando la media di 4920 euro l'anno per lavoro giornalistico al Nord-est, per un lavoro senza limiti, di orario o di artioli.

«Al Sud è anche peggio: 1 euro per articolo, quando e se viene corrisposto. C'è anche chi chiede di decurtare con effetto retroattivo i propri compensi»

«Questa non è solo una vergogna per l'intero Paese, ma è un'emergenza democratica nel mondo dell'informazione, un'emergenza vera. Io capisco che sia più comodo andare d'accordo con gli editori. Senza contare che c'è una questione morale. Molte forze politiche ne parlano quando si scoprono latrocini p Ma il furto della vita non vale un intervento vero del governo? Può tutto essere ridotto al mercimonio che fa anche qualcuno di noi, scambiando i bisogno essenziali di migliaia di colleghi con briciole di illusorie garanzie solo per una ristretta cerchia di giornalisti?»

Conclusioni

La situazione è complessa, non si riassume con un hashtag né con un titolo a effetto. Ma bisogna anche smettere di lamentarsi e rendersi conto di quando si fa parte del meccanismo. C'è chi fa di tutto per uscirne, chi non fa un bel niente.

(in aggiornamento)

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