Polonia: migliaia in piazza per la libertà di stampa e contro la riforma costituzionale

People wave European and Polish flags as they take part in a protest against a new media law in the center of Warsaw on January 9, 2016.  Since returning to power in October, Poland's Law and Justice (PiS) party has taken several controversial step which critics have denounced as undermining the independence of both the media and the judiciary. / AFP / WOJTEK RADWANSKI        (Photo credit should read WOJTEK RADWANSKI/AFP/Getty Images)

Decina di miglia di manifestanti sono scesi ieri in strada a Varsavia, e nelle principali città della Polonia, per far sentire la loro voce contro la nuova legge sui media e la riforma della Corte costituzionale, approvate dal governo ultra-conservatore, guidato dal partito Diritto e Giustizia. Uno degli slogan più urlati dalla folla è stato: "Siamo a Varsavia, non a Budapest". Come dire: non vogliamo politiche reazionarie come quelle portate avanti da Viktor Orbán.

La protesta principale si è svolta nella capitale, dove circa 20 mila manifestanti (stime del Comune) si sono dati appuntamento sotto la sede della televisione di stato. A guidare l'iniziativa anti-governativa c'era il Comitato per la Difesa della Democrazia (Kod), un movimento civico che si oppone alle politiche nazionaliste portate avanti dalla premier Beata Szydło e dal presidente della Repubblica Andrzej Duda.

"Vogliamo dimostrare la nostra solidarietà con i media indipendenti e difenderli dagli attacchi che stanno subendo", ha detto Mateusz Kijowski, il fondatore del Kod.

E' stato il primo moto di opposizione della società civile polacca, da quando Diritto e Giustizia ha sconfitto il precedente governo liberal di Piattaforma civica alle elezioni di ottobre. E le proteste dimostrano che nel paese di Solidarnosc, la società civile rimane più attiva rispetto ad altre nazioni dell'Est Europa.

Diritto e Giustizia, guidato dall'inossidabile Jarosław Kaczyński, ha in sostanza svuotato di ogni sua prerogativa la Corte costituzionale. Tanto che gli osservatori hanno incominciato a parlare di golpe soft per la Polonia. Non paghi, poi, i nazionalisti hanno incominciato ad attaccare la stampa, operando una scalata a radio e tv pubbliche e promettendo la nazionalizzazione di varie testate indipendenti. Ricordiamo che le testate con partecipazione a capitale straniero sono considerate come le più libere nel paese dell'Europa orientale.

Nello specifico, a far esplodere la rabbia, è stata la scelta del presidente polacco Duda di ratificare la nuova legge sui media pubblici, che rafforza il controllo governativo sulla televisione di stato. All'entrata in vigore della legge è seguita immediatamente la nomina dei nuovi dirigenti, tutti organici al partito di governo. La norma è stata approvata nonostante le vibranti proteste dell'opposizione e le critiche espresse dalla Ue.

La Commissione Europea ha inviato, nei giorni scorsi, una missiva al governo di Varsavia, sottolineando che la libertà di stampa e il pluralismo dei media è fondamentale per il funzionamento della Ue. L'esecutivo europeo si riunirà il 13 gennaio prossimo per discutere della situazione politica in Polonia.

Diritto e Giustizia ha fatto dell'euroscetticismo una dei suoi punti cardine, e ha assunto toni palesemente razzisti nei confronti dei rifugiati, definendoli "parassiti". Dunque, anche sulla questione migratoria non mancano le frizioni con Bruxelles.

Segnaliamo che alle manifestazioni di ieri non c'erano solo bandiere polacche, ma anche molte bandiere della Ue. I manifestanti hanno cantato l'Inno alla gioia di Beethoven, inno ufficiale dell'Unione, proprio per esprimere il loro più fermo dissenso contro le politiche nazionaliste del governo.


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