Afghanistan, negoziati di pace con i talebani: prossimo appuntamento a Kabul

Afghan President Ashraf Ghani addresses a press conference at the Presidential Palace in Kabul on December 31, 2015. AFP PHOTO / SHAH Marai / AFP / SHAH MARAI        (Photo credit should read SHAH MARAI/AFP/Getty Images)

Ieri ad Islamabad, capitale del Pakistan, si è riunita la Conferenza quadripartita (Afghanistan, Pakistan, Usa e Cina), con l'obiettivo di fissare le linee guida del rilancio del processo di pace afghano. In calendario, c'è già un nuovo incontro il 18 gennaio prossimo a Kabul. Inoltre, è stata ribadita la necessità di instaurare un colloquio diretto tra le autorità del governo centrale e i talebani. Ricordiamo che i negoziati si erano interrotti lo scorso anno, subito dopo l’annuncio della morte del Mullah Omar.

Per il momento siamo ancora in una fase di studio, e la conferenza di ieri si è conclusa con una dichiarazione di intenti. A tale riguardo, si legge dallo scarno comunicato stampa diffuso dal ministero degli Esteri di Kabul: "I quattro Paesi hanno sottolineato l'importanza di portare a conclusione il conflitto in Afghanistan". Tuttavia, è innegabile che, dato il mutato quadro nel paese, questa volta una parziale pacificazione non pare irraggiungibile.

Barack Obama, lo scorso ottobre, è stato costretto a prolungare di un anno la missione Usa nel paese, dopo la ripresa dell'offensiva da parte dei talebani, che ha portato ad un'espansione del loro dominio territoriale. Nonostante la fragilità dimostrata dalle forze di Kabul, però, gli stessi talebani appaiono divisi, e una parte di loro è tentata dalla chiusura di un accordo con il presidente Ashraf Ghani.

Il presidente, d'altro canto, si è mostrato possibilista. Se nella giornata di ieri, come riporta il portale di notizie Khaama Press, ha ribadito che il suo paese "ha una posizione molto chiara sulla pace" e che "non sarà fatta alcuna trattativa sull’indipendenza o la Costituzione", ha anche aggiunto che la "Costituzione afghana ha ovviamente dei limiti".

Sul fronte talebano, la leadership del mullah Mansour, successore del mullah Omar, è stata respinta da una parte dei miliziani. Questi hanno scelto di dare vita ad una nuova fazione concorrente: Fidai Mahaz (il fronte del sacrificio). La debolezza di Mansour è stata palese a novembre, quando si sono rincorse voci su un suo presunto ferimento. Per i suoi avversari, l'attuale leader dei talebani afghani è un traditore, pronto a trattare con il nemico e persino assassino di Omar.

Ed è proprio a partire da questa frammentazione talebana, che ha visto agire autonomamente numerosi gruppi come Haqqani Network, che la conferenza quadripartita intende lavorare. E la volontà è anche quella di stringere i tempi, visto che l'Isis ha già contaminato il paese con la fazione combattente di Wilayat Khorasan.

Il "Chief Executive" (coordinatore del governo) afghano, Abdullah Abdullah, ha reso noto che è già stata stilata una lista, che distingue i talebani disponibili a partecipare al processo di pace e riconciliazione da quelli che invece non lo sono. Ed ha aggiunto: "i talebani interessati al dialogo saranno ben accetti, ma quelli che optassero per continuare a combattere saranno oggetto dell’azione delle piattaforme comuni (con gli Usa ed i paesi della regione, ndr.) di repressione del terrorismo".

Non è chiaro se al vertice pakistano ha partecipato Sirajuddin Haqqani, il vice leader talebano dell'ala di Mansour. La notizia è stata fatta circolare da alcuni media mediorientali, nonostante che il gruppo avesse ufficialmente definito come "inutile" la conferenza.

Ma la verità è che l'approccio dialogante si era già palesato nel luglio 2015, quando ebbero luogo i primi colloqui diretti tra il governo di Kabul e i talebani a Murree, nei pressi di Islamabad. Poi a far saltare il tavolo fu la misteriosa scomparsa del Mullah Omar. Staremo a vedere cosa accadrà tra meno di una settimana a Kabul.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO