Ue: accordi tra Israele e Bruxelles non sono validi per i Territori occupati

Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu speaks to members of the international  media based in Israel during the annual GPO (government press office) New Year's toast in Jerusalem on January 14, 2016. / AFP / GALI TIBBON        (Photo credit should read GALI TIBBON/AFP/Getty Images)

L'Unione Europea ha approvato una risoluzione che delimita una distinzione precisa tra i confini dello Stato di Israele e quelli della Cisgiordania, di Gerusalemme est e del Golan siriano. A pronunciarsi ieri è stato il Consiglio per gli Affari Esteri europeo, che ha sancito che tutti gli accordi tra Tel Aviv e Bruxelles non saranno applicabili ai territori occupati nel 1967, durante la guerra dei Sei Giorni.

Come riporta l'Ansa, la Ue ha anche formalmente sollecitato Israele a "mettere fine alle attività di insediamento e a smantellare gli avamposti eretti da marzo 2001". Per quanto riguarda invece Gerusalemme est, spiega il Consiglio, deve essere liberata dagli insediamenti perché "mettono seriamente a rischio la possibilità della città di diventare la futura capitale dei due Stati".

L'Unione Europea condanna anche il muro costruito da Tel Aviv intorno a Gerusalemme e in Cisgiordania, i trasferimenti forzati della popolazione, le confische e le demolizioni. Tale pronunciamento si pone come una sorta di prosecuzione delle scelte di novembre della Commissione, che ha richiesto una etichettatura specifica per le merci prodotte nelle colonie ed esportate in Europa.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si è dato un gran da fare per bloccare la nuova risoluzione europea. La settimana scorsa, nel corso di una conferenza a cui partecipavano i ministri degli esteri di alcuni paesi dell’Europa orientale e dei Balcani, Bibi si è rivolto a Grecia, Cipro, Repubblica Ceca, Bulgaria e Ungheria nel tentativo di fermare la deliberazione europea. Il suo obiettivo era di guadagnarsi la loro astensione per avere il tempo di rinegoziare un testo meno restrittivo.

Michele Giorgio, esperto di politica mediorientale, scrive su Il Manifesto che, sebbene l'esecutivo ultra-conservatore di Israele continui a mostrare i muscoli, è altrettanto innegabile che stia vivendo una fase difficile a livello diplomatico. Non c'è solo il conflitto in corso con la Ue, ma anche le relazioni con il Brasile restano tese "per la decisione di Netanyahu di confermare la nomina ad ambasciatore a Brasilia dell’ex leader dei coloni israeliani, Dani Dayan, nonostante il rifiuto del gradimento giunto dalla presidente Dilma Rousseff". Senza dimenticare che sul nucleare iraniano Netanyahu non è riuscito a frenare la temutissima fine delle sanzioni.

Intanto, nei territori occupati, l'aria si taglia con il coltello. Come afferma l'agenzia Nena news, una colona israeliana di 38 anni è stata uccisa domenica da un palestinese. Il governo israeliano, per parte sua, ha inviato nuovi reparti in Cisgiordania e nella zona di Hebron.

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