Decreto Madia sulla Pubblica Amministrazione: cosa cambia per gli statali

Decreti attuativi della legge Madia: dagli assenteisti nel pubblico impiego alle visite ispettive di INPS, cosa cambia per i dipendenti statali?

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Giovedì 21 gennaio 2016 - Sono undici i decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione approvati stanotte dal Consiglio dei Ministri. Lo stesso ministro Marianna Madia ha annunciato su Twitter i punti principali e cioè: cittadinanza digitale, taglio alle partecipate, riduzione dei tempi burocratici per favorire gli investimenti.

Per i cosiddetti “furbetti del cartellino” oltre al licenziamento sono previste anche delle multe piuttosto salate che arrivano fino a sei mesi di stipendi nel caso in cui il loro comportamento arrechi danni all’immagine dell’amministrazione per cui lavorano. Confermato il licenziamento e la sospensione della paga entro 48 ore per chi timbra e poi se ne va, inoltre rischia il licenziamento anche il dirigente che non denuncia l’illecito compiuto da un dipendente. Il procedimento per il licenziamento dovrà chiudersi entro un mese al massimo, al contrario di quanto avviene oggi che può arrivare a durarne quattro di mesi.

Per quanto riguarda le partecipate, la amministrazioni devono fare una ricognizione delle partecipazioni e dopo un anno e mezzo eliminare quelle non strettamente necessari o con più amministratori che dipendenti, inoltre dovranno essere eliminate le imprese con fatturato sotto il milione di euro.

Per le retribuzioni dei dirigenti saranno fissati nuovi massimi e saranno esclusi buonuscite e premi in caso di risultati economici negativi. Cambiano le regole, e diventano più rigide, per le nomine dei dirigenti delle Asl e il potere delle Regioni, in questo senso, diminuisce

Confermato l’addio alla Forestale che sarà assorbita dai Carabinieri, mentre più generale si procederà a una razionalizzazione delle funzioni di tutte le forze di polizia, per cui ognuna avrà delle aree di specializzazione.

Altri punti importanti della riforma sono il restyling della Conferenza dei servizi per la quale le riunioni saranno telematiche, ci sarà la regola del silenzio-assenso e massimo 60 giorni per prendere le decisioni. I tempi delle procedure amministrative in generale saranno dimezzati per le opere pubbliche, gli insediamenti produttivi e le attività imprenditoriali rilevanti.

Via libera al Freedom Information Act in base al quale sarà liberalizzato il diritto di accesso agli archivi pubblici e il cittadino potrà ricevere i dati richiesti senza obbligo di motivazione entro 30 giorni. Inoltre, le amministrazioni dovranno pubblicare sul proprio sito istituzionale il tempo medio di attesa delle prestazioni sanitarie o i debiti accumulati.

Riforma PA: che cosa cambia


Mercoledì 20 gennaio 2016

- Questa sera alle ore 21 il Consiglio dei Ministri delibererà i primi 10 decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione di cui è titolare il ministro Marianna Madia. I decreti di oggi sono solo un'anticipazione del riordino delle norme sui procedimenti disciplinari e, in genere, sul lavoro pubblico atteso con il Testo unico che dovrebbe essere pronto quest'estate.

Secondo quanto emerge da fonti vicine al dossier ci sarebbero novità in arrivo per le società partecipate in modo da salvaguardare il personale in esubero: dopo gli annunci del premier Matteo Renzi sta prendendo forma il provvedimento, atteso questa sera in Cdm, che dovrà introdurre un primo giro di vite contro i cosiddetti “furbetti del cartellino".

L'articolato avrà la forma di un decreto legislativo di pochissimi articoli e riguarderà una sola fattispecie di illecito disciplinare, vale a dire la falsa attestazione della presenza in servizio: al centro di tutto vi sarà dunque la sospensione obbligatoria e senza contraddittorio da lavoro e retribuzione entro 48 ore da quando viene accertata la falsa attestazione della presenza in servizio; contestuale avvio di un procedimento disciplinare più rapido, che dovrà concludersi entro 30 giorni.

Come scrive Il Sole 24 Ore le novità del decreto si fermerebbero fondamentalmente qui: in caso di impugnazione e, successivo, annullamento da parte del giudice dell'atto di licenziamento del dipendente pubblico “fannullone” resterebbero le attuali tutele dell'articolo 18 dello Statuto: il soggetto andrà pertanto reintegrato e gli dovranno essere corrisposti gli arretrati. Non cambierà nulla per il dirigente: rimane responsabile, come prevede l'attuale normativa, solo nei casi di dolo o colpa grave.

Sul tavolo con ogni probabilità ci sarà anche l'ipotesi di unificare tutte le visite ispettive sui dipendenti pubblici in capo all'INPS. Oggi vengono stanziati 70 milioni di euro l'anno che servono a spesare le Usl per i controlli effettivamente svolti.

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