Il patto di stabilità barcolla e in Friuli-Venezia Giulia diventa facoltativo (sotto i 5000 abitanti)

TriesteLa Lega Nord lo auspica da tempo. E’ stato perfino presentato un apposito ordine del giorno affinché i comuni con bilanci in attivo siano esonerati dal patto di stabilità, che di fatto impedisce di utilizzare i risparmi degli enti “virtuosi” per finanziare investimenti.

La ragione di questa alzata di scudi la conosciamo: tutto è nato dai “regali” che il governo ha fatto ai comuni di Catania e Roma, fortemente in “rosso” e con i debiti ripianati dalle casse statali. Adesso però sembra che le cose stiano cambiando, almeno in Friuli-Venezia Giulia, dove i comuni sotto i 5 mila abitanti possono decidere se aderire o meno ai vincoli del Patto.

L’approccio scelto dalla regione del nordest è certamente innovativo e punta non a sterili calcoli matematici (che spesso lasciano il tempo che trovano, penalizzando anche i “risparmiosi”) ma al risultato: vengono individuati l’obbiettivo dell'equilibrio economico di parte corrente e al contempo la riduzione del rapporto fra il debito dell'ente e il prodotto interno lordo nazionale.

Innovativa anche l’individuazione degli enti destinatari: i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e le province sono obbligati ad applicare le regole canoniche; quelli con meno 5.000 abitanti (34 comuni e 3 comunità montane) hanno facoltà di scelta.

L’approccio “del risultato” è certamente interessante e contribuisce a sensibilizzare la classe politica in una gestione oculata dei bilanci. Per quanto forse facilitato dall’esiguo numero di enti interessati in FvG, sarebbe auspicabile che venisse preso ad esempio anche da altre regioni.

foto: Chiara Marra |flickr

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