Anno giudiziario 2016: l'allarme delle corti d'Appello su cause bancarie, criminalità organizzata e prescrizione

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Oggi l'inaugurazione nelle 26 corti d’Appello dell'anno giudiziario. I temi emersi nelle vari relazioni sono molteplici: dalla prescrizione alle banche, da "Mafia Capitale" alla vicenda Cucchi, fino ai reati legati all'immigrazione clandestina.

Come riporta l'Ansa, a Milano, il presidente facente funzione della Corte d'appello, Marta Chiara Malacarne, si è soffermata sul numero crescente di cause bancarie, che hanno "ad oggetto il tema di grande attualità della responsabilità fatta valere da singoli risparmiatori-investitori nei confronti di banche-promotori finanziari" per "difetto di informazione" o per "la rischiosità dei prodotti".

Altra tematica toccata a Milano è stato il radicamento della ‘ndrangheta in Lombardia. Il procuratore generale, Roberto Alfonso, riferice che "le indagini svolte hanno quasi sempre riscontrato la presenza di figure riconducibili alla cosiddetta borghesia mafiosa, costituita, come è noto, anche da imprenditori, professionisti, pubblici funzionari e politici".

"Gli anticorpi non hanno funzionato se è stato possibile una così pervasiva influenza sull'amministrazione locale", ha affermato invece Giovanni Salvi a Roma. Il procuratore generale della corte d'appello di Roma, proponendo una riflessione sull'inchiesta di "Mafia Capitale", punta così il dito sulle grosse carenze palesate da parte delle istituzioni.

Salvi ha parlato anche del caso Cucchi: “la giustizia si afferma anche quando la polizia giudiziaria, guidata dalla Procura della Repubblica, persegue con fermezza ma senza pregiudizi verità anche scomode come per la morte di Stefano Cucchi".

A Palermo, il presidente della Corte di Appello, Giocchino Natoli, ha posto l'accento sul fenomeno dell'immigrazione. Ricordiamo che solo nel distretto capoluogo siciliano c’è stato un aumento del 160% dei procedimenti per riduzione in schiavitù e tratta di esseri umani.

Inoltre, aggiunge Natoli sulla prescrizione: "È stato più volte sottolineato che i termini di prescrizione dovrebbero decorrere ex novo a ogni passaggio processuale, senza limiti temporali massimi, se non quelli correlati alla fase o al grado di processo in corso”.

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