Istituto Nazionale Tumori: Lorenzin nomina nel cda il figlio del sottosegretario Ncd Gentile

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Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha nominato nel cda dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano, Andrea Gentile, figlio del collega cosentino di Ncd Tonino Gentile, sottosegretario per lo Sviluppo economico del governo Renzi. Sulla stampa nazionale sono molte le perplessità sull'opportunità della scelta, mentre sul fronte politico appare chiaro che la formazione di Angelino Alfano, nonostante il suo scarso peso elettorale, ha facilità ad accaparrarsi nomine statali importanti.

Lorenzin aveva un solo nome da proporre al Consiglio di amministrazione, ed era proprio quello del figlio di Gentile. E non sembra un caso che ciò avvenga prima delle elezioni comunali di Cosenza, dove il Pd ha scelto di puntare, senza ricorrere alle primarie, sul manager Lucio Presta. Fino ad ora, il candidato dem. non aveva raccolto il consenso dei fratelli Gentile, capaci di catalizzare molti consensi nella città calabrese. Chissà, forse ora ci ripenseranno.

Secondo Il Fatto Quotidiano, inoltre, ci sarebbe pronta per lo stesso Tonino una poltrona di viceministro nelle prossime settimane. Ma per il momento questi sono solo rumor che dovranno trovare conferma.

Andrea Gentile non vanta una consolidata esperienza in ambito sanitario. E' stato presidente dell’organismo di Vigilanza dell’Unicef-Italia e di Sacal (società che gestisce l'aeroporto di Lamezia Terme). Due anni fa, Gentile junior è finito iscritto nel registro degli indagati per truffa, associazione per delinquere e altri reati. La vicenda è relativa a degli incarichi di consulenza ottenuti dall’Asl di Cosenza. Nel giro di un anno la sua posizione è stata comunque archiviata.

Ricordiamo che quando esplose il caso dell'inchiesta che riguardava Andrea Gentile, l’editore Alfredo Citrigno e lo stampatore Umberto De Rose non fecero uscire la notizia sul quotidiano Calabria Ora. Dopo che questi fatti vennero a galla, Gentile senior si dimise da sottosegretario dei Trasporti. Passata la bufera, però, tornò nell'esecutivo come sottosegretario allo Sviluppo economico.

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