Giappone: entrano in vigore le nuove leggi sulla sicurezza nazionale

Japan's Prime Minister Shinzo Abe (C) waves as he departs from Tokyo's Haneda Airport on March 30, 2016.  Abe set off on a five-day trip to the US to attend the Nuclear Security Summit in Washington. / AFP / KAZUHIRO NOGI        (Photo credit should read KAZUHIRO NOGI/AFP/Getty Images)

Dopo vari passaggi parlamentari e le vibranti proteste dei pacifisti, le nuove leggi sulla cooperazione militare internazionale e sulla sicurezza nazionale sono entrate in vigore. Il Giappone così manda definitivamente in soffitta la Costituzione pacifista del 1947 e d'ora in avanti potrà inviare truppe all'estero.

La scelta di mandare militari a combattere all'estero sarà vincolata alla tutela del diritto di autodifesa sancito dall'Onu e ad una palese minaccia per la sicurezza interna. Questa è un importante vittoria per il premier Shinzo Abe, esponente del Partito Liberale, che vede così concretizzarsi le sue politiche di orientamento nazionalista.

Il Giappone punta ad un nuovo protagonismo nel continente asiatico. Ovviamente giocherà la partita a fianco del suo principale alleato, gli Stati Uniti. Non è escluso, dunque, che il Sol Levante non sceglierà di intervenire qualora si ripetessero situazioni come quelle dell'Iraq e dell'Afghanistan in futuro. Ma c'è soprattutto la voglia di contrastare gli interessi della Cina, sempre più attiva nella vicenda delle isole contese nel Mar del Giappone, e di cooperare con la Corea del Sud nel contrasto alla minaccia rappresentata dalla Corea del Nord.

In ogni caso, sia Seul sia Washington non nascondo anche preoccupazione per la nuova strategia di Abe. Il rischio è che possano essere minati gli equilibri nell'estremo Oriente. Ma il primo ministro nipponico si è mosso in anticipo, cercando di mostrarsi disponibile al dialogo. Nel novembre scorso, infatti, con la presidente sud-coreana, Park Geun-hye e il premier cinese, Li Keqiang, ha ratificato un documento che sancisce la pace nella regione e che promuove il libero scambio.

Abe, poi, ha corretto la linea di intransigente nazionalismo, evitando lo scontro frontale con Pechino e Seul. Pur con toni sfumati, nell'agosto scorso ha ammesso le responsabilità del Giappone nella seconda Guerra mondiale. E poco dopo, sempre a proposito del secondo conflitto mondiale, ha chiesto scusa alla Corea del Sud "per le schiave del sesso".

Contemporaneamente è partita la nuova strategia bellica del Giappone. Secondo uno studio del Peace Research Institute di Stoccolma, nel periodo 2011-2015 la regione Asia-Pacifico è sempre più al centro del mercato globale delle armi, totalizzando 46% degli acquisti mondiali. E, alla fine dello scorso anno, anche Tokyo ha dato l'ok ad un budget da record per la difesa: 42 milioni di dollari. Inoltre, Abe ha creato un Consiglio di sicurezza nazionale sul modello statunitense.

Infine, obiettivo del Giappone è anche quello di cambiare il suo status all'interno delle Nazioni Unite. Abe punta ad ottenere un seggio permanente.

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