Hollande costretto a rinunciare alla riforma costituzionale annunciata dopo gli attentati | Video

Assemblea Nazionale e Senato non sono riusciti a mettersi d'accordo su un testo che inasprisca la lotta al terrorismo.

Era il 16 novembre 2015, tre giorni dopo i terribili attentati che hanno sconvolto Parigi, la Francia, l’Europa e il mondo intero, quando François Hollande davanti al Parlamento riunito a Versailles chiese la revisione della Costituzione per inasprire la lotta al terrorismo. Oggi, quattro mesi dopo, il Presidente francese ha dovuto fare una dolorosa ammissione:

“Constato, quattro mesi dopo, che Assemblea Nazionale e Senato non sono riusciti a mettersi d'accordo su un testo. Ho deciso di chiudere il dibattito sulla riforma costituzionale ma non trascurerò gli impegni che ho preso per garantire la sicurezza del Paese”

Il punto più contestato della revisione sanciva la possibilità di ritirare la nazionalità francese a chi sarebbe stato ritenuto colpevole di terrorismo. Il governo, però, non è riuscito a far passare nemmeno l’articolo 1 del progetto di legge che prevedeva di inserire nella Costituzione la possibilità di decretare lo Stato di emergenza che oggi è una misura amministrativa eccezionale limitata nel tempo.

Non è solo l’opposizione conservatrice a mettere i bastoni tra le ruote a Hollande, ma anche una parte del suo partito socialista. Il premier Manuel Valls ha accusato la destra del fallimento di questo progetto definendola

“Una misura che il presidente ha voluto proporre e che è costata cara a sinistra, e voi lo sapete”

Ricordiamo che nel frattempo la ministra della Giustizia Christiane Taubira si era dimessa per non accettare il diktat di Hollande sulla revoca della cittadinanza. Nel corso del suo iter parlamentare il disegno di legge, chiamato “Protezione della nazione”, aveva subìto numerose modifiche.

La marcia indietro di Hollande è una sonora sconfitta politica, forse la più clamorosa da quando è Presidente.

Francois Hollande

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