Caso Guidi. Renzi: "l'emendamento è mio"

3 aprile 2016 - Dopo il ministro Boschi, anche Matteo Renzi passa al contrattacco sull'inchiesta di Potenza. A Lucia Annunziata, nel corso della trasmissione In Mezz'ora di Rai Tre, ha detto:

"Ho scelto io di fare questo emendamento. Lo rivendico con forza. L'idea di sbloccare le opere pubbliche e private l'abbiamo presa noi. La rivendico, per Tempa rossa così come per Pompei, per esempio"

Ed ha aggiunto:

"Noi non sapevamo delle indagini, è giusto così. Se qualcuno ha pagato tangenti o ha fatto degli illeciti in quel caso voglio che sia scoperto, chiedo ai magistrati di fare il massimo degli sforzi [..] I magistrati vogliono sentirmi? Eccomi. Con i nostri provvedimenti stiamo cambiando l'Italia: se i magistrati vogliono interrogarmi, mi possono interrogare non solo su Tempa rossa ma anche su tutto il resto che abbiamo sbloccato: Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria, variante di valico. Se vogliono mi possono interrogare, anche oggi pomeriggio"

La ministra Federica Guidi si è dimessa. Renzi: "il Parlamento non ci manderà casa"


16.00

- Il premier, Matteo Renzi, dopo l'annuncio delle dimissioni del ministro Guidi ha voluto ribadire che l'esecutivo non sarà toccato dalla vicenda. Nella sua Enews settimanale afferma:

"La disponibilità immediata di Guidi ad un passo indietro ha gettato nel panico le varie opposizioni che a quel punto non sapendo che fare hanno iniziato ad urlare ancora più forte chiedendo le dimissioni dell’intero governo, responsabile non si sa bene di cosa. E presentando l’ennesima mozione di sfiducia. Andremo in Parlamento, spero prima possibile. E ancora una volta il Parlamento potrà mandarci a casa, se vorrà. Ma non credo succederà neanche stavolta"

Anche il ministro degli Interni, Angelino Alfano, sulla stessa lunghezza d'onda del primo ministro: "Il governo parla con i risultati. Il ministro Guidi si è dimessa con grande tempismo rispetto ad un fatto per il quale non è indagata. Abbiamo apprezzato il gesto e la tempestività".

2 aprile 2016 - A poche ore dall’annuncio delle sue dimissioni, l’ormai ex ministra Federica Guidi ha voluto fornire fare qualche precisazione sulla vicenda che l’ha portata a fare un passo indietro. E lo ha fatto con una lunga lettera indirizzata al direttore del Corriere Della Sera:

Comincerei dall’inizio, ricordando che la polemica nasce da una telefonata a colui che considero a tutti gli effetti mio marito, nella quale lo informavo di un provvedimento parlamentare di portata nazionale. In particolare, gli davo una notizia nota, su un fatto avvenuto in un luogo pubblico — il Parlamento — al quale hanno dato risalto tutti i media e del quale molti addetti ai lavori avevano già conoscenza perché di rilevante interesse per l’economia nazionale. Insomma, nessuno ha rivelato segreti di Stato.

E, ancora, a proposito della telefonata intercettata e inserita negli atti della Procura di Potenza:

Nella telefonata lo informavo di un emendamento che avrebbe consentito di accelerare i processi autorizzativi di molte opere strategiche, tra cui il cosiddetto progetto Tempa Rossa di Taranto, bloccato da anni. La società di mio marito, invece, operava come subappaltatrice in Basilicata per un lavoro che nulla aveva a che vedere con lo sviluppo del progetto di Taranto e risaliva ad epoca precedente a quella in cui sono stata nominata ministro.
Qualcuno ha gridato allo scandalo, al ministro che favorisce il marito. Non è vero.
Io rivendico l’importanza di quella norma per il Paese.

La ministra Federica Guidi si è dimessa: "Assolutamente certa della mia buona fede"

20.10 - La Ministra dello Sviluppo Federica Guidi, a poche ore dallo scoppio della bufera, ha annunciato le proprie dimissioni in una lettera inviata al premier Matteo Renzi:

Caro Matteo, sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese.

Estrazioni petrolio, il ministro Federica Guidi nella bufera: “Parlò dell’emendamento al suo compagno”

Tra le persone indagate questa mattina dalla Procura di Potenza nell’ambito dell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti, c’è anche l’imprenditore Gianluca Gemelli, compagno della Ministra dello Sviluppo Economico Federica Guidi, in carica col governo Renzi dal febbraio 2014.

E tra gli atti dell’inchiesta sono finite anche alcune conversazioni telefoniche tra i due fidanzati, il ministro Guidi e Gemelli, titolare della società I.T.S. e della società di progettazione Ponterosso Engineering srl. Le due società, si legge nelle carte, erano “interessate a ottenere appalti e subappalti (uno dei quali, relativo ai lavori di supervisione alle attività di costruzione sul Centro Oli Tempa Rossa per un valore di euro 2.854.829,00, era invia di approvazione da parte di TOTAL e veniva sbloccato solo dopo il 28.10.2014) nonché le qualifiche per entrare nella “bibber list” delle società di ingegneria e partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa”.

I magistrati ipotizzano che Gemelli volesse sfruttare la propria relazione col ministro dello Sviluppo Economico, che in una telefonata datata 13 dicembre 2014, pochi giorni prima dell’approvazione dell’emendamento alla Legge di Stabilità, quello che dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa, diceva:

Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se... è d'accordo anche Mariaelena la... quell'emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte... Rimetterlo dentro alla legge... con l'emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa... ehm... dall'altra parte si muove tutto!

A quel punto, si legge nelle carte, Gemelli chiedeva se la cosa riguardasse anche i propri amici alla Total, clienti di Tecnimont, e il ministro replicava:

Eh, certo. Capito? Certo, te l’ho detto per quello!

Subito dopo, sempre secondo quanto si legge negli atti dell’inchiesta, Gemelli avrebbe chiamato il dirigente di Total Giuseppe Cobianchi per dargli la buona notizia:

Si ricorda che c'era stato casino e avevano ritirato un emendamento? Pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al Senato... pare ci sia l'accordo con Boschi e compagni. È tutto sbloccato.

Dagli atti è emerso anche un incontro tra lo stesso ministro Guidi e i dirigenti della Total, incontro che sarebbe avvenuto il 18 novembre 2014, circa un mese prima dell’approvazione di quell’emendamento. Subito dopo l’incontro, è Cobianchi a ringraziare Gemelli con una telefonata:

A nome della società la ringrazio per averci fatto conoscere direttamente il ministro Guidi e per l’interessamento che ha avuto.

Il caso sta montando velocemente ora dopo ora e l’opposizione ha già cominciato a chiedere a gran voce le dimissioni del ministro Federica Guidi e di Maria Elena Boschi, a cominciare dai parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia. Michele Dell’Orco, capogruppo M5s alla Camera, ha tuonato:

Scandalo 'tempa rossa' a Potenza: si dimettano i ministri Guidi e Boschi, la misura è colma, si devono vergognare a andare a casa subito.

Non si è fatto attendere nemmeno il commento del leader di Lega Nord Matteo Salvini, che arriva a chiedere le dimissioni di Matteo Renzi:

Lo scandalo Guidi? È l'ennesimo, mostruoso conflitto d'interesse di questo governo. Più che Guidi o Boschi la vera responsabilità è quella di Matteo Renzi. È lui che deve dimettersi. Al confronto, Berlusconi era un principiante.

ministro-federica-guidi-04.jpg

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO