Inchiesta petrolio, botta e risposta tra Renzi e i magistrati

Piercamillo Davigo, consigliere in Cassazione e leader di Autonomia e Indipendenza, risponde al Premier.

Matteo Renzi contro i magistrati

Prima Federica Guidi, poi Maria Elena Boschi, ora anche Graziano Delrio. Gran parte del governo Renzi viene in qualche modo tirato in ballo nell’inchiesta sul petrolio che stanno conducendo i magistrati di Potenza e il Premier, che fin dal primo giorno in cui questo caso è scoppiato è sembrato subito insofferente, ora sbotta.

In Consiglio dei Ministri si è sfogato soprattutto per quanto riguarda le intercettazioni sul caso Tempa Rossa, che secondo Renzi è stato condotto in modo “incredibile”, facendo filtrare pezzi di inchiesta un po’ ala volta. Il Presidente del Consiglio ritiene “assurdo” che i testimoni siano stati interrogati prima degli arrestati (il riferimento è a Maria Elena Boschi e Federica Guidi) e che i ministri siano stati convocati dai magistrati che hanno così esercitato una sorta di “sindacato” sull’azione legislativa.

Renzi ritiene dunque che ci siano “elementi di inopportunità politica e istituzionale” e non ritiene giusto che siano state fatte trapelare delle intercettazioni relative alla vita privata delle persone (e qui il riferimento è certamente a Federica Guidi) e che nulla avevano a che fare con l’inchiesta. Inoltre, il capo del governo sottolinea come intercettare il capo della Marina sia un pericolo per la sicurezza nazionale e diffondere quelle conversazioni nel mezzo di una crisi internazionale peggiori la situazione.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha fatto notare come molte procure abbiano adottato un codice di autodisciplina sulle intercettazioni e che questa può essere l’occasione per una riforma condivisa e senza strappi con la magistratura.

Ma uno strappo con la magistratura sembra in realtà già in atto. Piercamillo Davigo, consigliere in Cassazione e leader del gruppo di Autonomia e Indipendenza, principale candidato al vertice dell’Associazione nazionale magistrati, se da una parte si dice disposto al dialogo, dall’altra evidenzia che la sua categoria pretende rispetto, inoltre si è legato al dito una battuta fatta da Renzi il 9 settembre del 2014 durante una puntata di Porta a Porta, quando disse:

“L'Anm protesta? Brrrr, che paura... Hanno protestato per il taglio degli stipendi e ora protestano per il taglio delle ferie”

Una battuta che a Davigo non è piaciuta affatto e non l’unica del Premier ad avergli fatto questo effetto.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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