Referendum costituzionale: la “proposta” di Scalfari, inattuabile

Secondo il fondatore di Repubblica servirebbe il quorum anche per il referendum costituzionale.

Eugenio Scalfari proposta su referendum costituzionale

Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, ha pubblicato ieri un editoriale dal titolo “La politica renziana quando sbaglia e quando (ci) azzecca”. Il testo è stato scritto prima del voto per il referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare (che si è concluso con un nulla di fatto a causa del mancato raggiungimento del quorum) e proprio sul quorum il giornalista fa un ragionamento che lo porta a parlare anche del prossimo referendum quello per il quale gli elettori saranno chiamati a esprimersi a ottobre, e che, a differenza di quello di ieri, è confermativo e dunque non ha il quorum. Scalfari scrive:

“Esistono delle connessioni, senz'altro improprie, tra il referendum sulle trivelle e quello del prossimo ottobre sulla Costituzione. Segnalo a questo proposito, come ho già fatto più volte nelle scorse settimane, che il referendum costituzionale non prevede alcun quorum. Un'ipotesi provocatoria ma teoricamente legittima è che ad un referendum senza quorum potrebbero partecipare soltanto una ventina di persone e in questo caso accadrebbe che undici di loro rappresentano la maggioranza e impongono il risultato referendario a tutti gli altri. Di questo l'amico Crozza ha fatto una delle sue divertenti barzellette, ma barzelletta è fino a un certo punto. Potrebbero andare a votare venti milioni di persone e undici milioni imporrebbero la loro linea ai quarantasette e passa milioni di aventi diritto al voto”

Argomentando la sua tesi, Scalfari spiega, sempre a proposito del referendum di ottobre:

“Perché Renzi ha voluto questo referendum? Evidentemente perché, non essendo ancora legittimato nella sua funzione di leader dal corpo elettorale, il referendum del prossimo ottobre dovrebbe avere proprio questo compito ma è difficile pensare che effettivamente ce l'abbia visto che non è previsto alcun quorum. Naturalmente si può rispondere che è un referendum bandito dopo che le Camere hanno già votato la legge in questione. Ma il referendum confermativo dovrebbe avere un quorum, altrimenti che cosa legalizza? Assolutamente niente, sia che approvi la legge in questione e sia anche se la disapprovi”

Poi Scalfari arriva a proporre:

“Bisognerebbe dunque stabilire con la maggiore rapidità possibile che il referendum confermativo deve avere un quorum”

ma si rende conto da solo che non ce n’è il tempo. Infatti è la stessa Costituzione a non prevedere un quorum per il referendum costituzionale, ecco l’articolo 138:

“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”

Questo significa che se si volesse introdurre il quorum per il referendum di ottobre, occorrerebbe modificare ulteriormente la Costituzione e i tempi sarebbero lunghissimi.

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