Matteo Renzi, nuovo affondo contro le Regioni: “Troppi poteri, abbasseremo gli stipendi dei consiglieri regionali”

governo renzi rischia di cadere

Matteo Renzi è tornato alla carica contro le Regioni e lo ha fatto commentando il risultato ottenuto dal referendum di domenica 17 aprile, seguendo quanto già annunciato durante la breve conferenza stampa a Palazzo Chigi:

La consultazione sulle trivelle è finita. Ed è finita 70 a 30. Il popolo italiano ha parlato. Leggo che chi ha perso spiega con insolito atteggiamento di aver vinto, io penso che le Regioni debbano occuparsi più dei depuratori, di tenere il mare pulito, che di referendum. Fine delle polemiche.

Renzi, pur non facendo nomi, si riferiva al presidente della Puglia, Michele Emiliano, forte sostenitore del referendum che alla fine non è riuscito a raggiungere il quorum. E ieri sera, parlando ai microfoni del TG1, il Presidente del Consiglio ha continuato con la sua stoccata nei confronti delle Regioni, parlando del referendum del prossimo ottobre:

Non è un voto su di me, non riguarda il governo. La domanda a cui dovranno rispondere gli italiani ad ottobre riguarda una cosa molto semplice: volete cambiare la Costituzione e rendere più semplice il sistema politico, riducendo il numero dei politici, cambiando il ruolo del Senato, eliminando i troppi poteri delle Regioni, abbassando gli stipendi ai consiglieri regionali? Il voto sulla persona non c’entra. Semplicemente, a differenza di altri, se perderò andrò a casa.

Meno poteri alle Regioni e riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali. Ma il progetto non si ferma di certo qui e a confermarlo ci ha pensato il renziano Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), che ha spiegato:

Visto che con la riforma costituzionale vengono abolite le Province bisogna completare l’opera. Prima vogliamo mettere in ordine in casa nostra e per questo puntiamo a riordinare i Comuni, tutti, non solo quelli sotto i 5 mila abitanti, aggregandoli per funzioni omogenee. E poi bisogna ridurre il numero delle Regioni. È un processo inevitabile e su questo il governo è d’accordo.

L’anca, nel progetto con cui il governo sarebbe d’accordo, prevede che le Regioni vengano accorpate e ridotte della metà, dalle 20 attuali a 10.

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