Renzi: "2,5 miliardi di euro per la ricerca universitaria". Ma la cifra era già stanziata

Matteo Renzi sul Ponte sullo Stretto di Messina

Per il 1 maggio, Matteo Renzi non poteva non avere in serbo una serie di annunci. Tra questi, c'è anche lo stanziamento di 2,5 miliardi per la ricerca e di 1 miliardo per i beni culturali da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). E' stato lo stesso premier a renderlo noto su Facebook. Tuttavia, da abile professionista della comunicazione, il presidente del Consiglio omette di dire che il Piano nazionale della ricerca 2015-2020, approvato dal Comitato, non è una straordinaria svolta favorita dal governo.

Ecco cosa ha scritto Renzi su Facebook:

"Ho poi convocato il CIPE che ha sbloccato 2,5 miliardi di euro per la ricerca universitaria, 1 miliardo per i beni culturali e alcune opere infrastrutturali fondamentali dalla Campogalliano-Sassuolo fino all'acquedotto molisano centrale e alle infrastrutture tra Brescia e Verona, oltre a Frejus e Brennero. Ho chiesto ai dirigenti pubblici di sacrificare questo giorno festivo per approvare progetti concreti e così dare un segnale di speranza a chi un lavoro non ha"

Per quanto riguarda la cifra dei 2,5 miliardi di euro, facciamo presente che era già contemplata nel bilancio del Miur. Si tratta di fondi abituali in dotazione anche negli anni precedenti per le università. Come riporta poi Il Fatto Quotidiano, Leopoldo Nascia (ricercatore Istat, che cura il Rio Country Report sull’Italia), fa notare che per l'Italia “ci vorrebbero almeno due miliardi di euro in più all’anno, oltre ai finanziamenti ordinari, per raggiungere gli obiettivi di crescita prefissati”.

Quello che viene presentato oggi come una grande innovazione è solo una misura che sconta due anni di ritardo. Ad elaborarla è stata il governo Letta, ma poi l'approvazione è slittata continuamente. Lo stesso Renzi aveva più volte annunciato lo stanziamento, già a partire da inizio marzo.

L'impressione è che Renzi voglia "vendere" come clamorose novità degli obiettivi e delle risorse già prefissati. Ma inutile criticarlo. D'altro canto, anche oggi 1 maggio, più che dei problemi del paese, sembra preoccupato dal marketing politico. Basti leggere come conclude il suo post: "Del resto un anno fa il primo maggio era la data di partenza dell'Expo: doveva essere un disastro, è stato un successo. L'Italia è più forte di chi dice solo no".

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