Usa 2016: Trump attacca la Cina. "Responsabile del più grande furto della storia del mondo"

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Oggi si vota per le primarie americane nello Stato dell'Indiana e Donald Trump è tornato ad usare toni accesi. Questa volta il tycoon newyorchese non ha preso di mira gli immigrati messicani e gli islamici, ma la Cina. Secondo il candidato repubblicano alla Casa Bianca, il paese del dragone "ha stuprato" gli Stati Uniti ed "è responsabile del più grande furto della storia del mondo" (cit. Cnn).

Trump ha anche dichiarato che la Repubblica Popolare ha manipolato la sua moneta, al fine di rendere le sue esportazioni più competitive. Ciò avrebbe danneggiato i lavoratori americani, e per questa ragione sarebbe necessaria una reazione decisa degli Stati Uniti.

Non è ben chiaro come Trump voglia stroncare le esportazioni cinesi, forse facendo ricorso a politiche protezioniste. Ma l'importante era attaccare Pechino per guadagnare visibilità e puntare così alla conquista dei 57 delegati dell'Indiana. Se li vincesse tutti, il magnate repubblicano andrebbe a quota 1.012, cifra che non rappresenta ancora la sicurezza matematica per la nomination: per ottenerla ne servirebbero 1.237 (la metà più uno di 2.472). Tuttavia sarebbe un passo in avanti decisivo, prima della Convention di luglio a Cleveland in Ohio.

Ted Cruz, per parte sua, ha un disperato bisogno di voti in Indiana. E' lui stesso ad ammetterlo: "la corsa alle presidenziali dipende davvero dall’Indiana", ha detto. Ma il senatore texano è dato nei sondaggi 15 punti dietro il suo concorrente.

Il proposito dell'establishment repubblicano di fermare Trump repubblicano è sempre più fragile. Se Cruz riportasse una sconfitta netta in Indiana ci sarebbe poco da fare. Inoltre, molti delegati "unbound” stanno virando sul magnate americano. L'idea di un "ribaltone" alla Convention di luglio, che annulli il vantaggio del super favorito, sarebbe molto rischiosa. Un po' perché nessun altro sembra avere chance di vittoria su Hillary Clinton, e un po' perché lo stesso Trump potrebbe mandare tutto all'aria, candidandosi da indipendente.

Oggi anche i democratici andranno alle urne in Indiana. Qui Clinton è un lieve vantaggio, 50% contro il 46% di Bernie Sanders. Per l’ex segretario di Stato, la strada è in discesa dopo la vittoria a New York. E appare quasi impossibile che il senatore del Veromnt possa convincere centinaia di superdelgati a votarlo alla convention di Philadelphia , che si terrà il prossimo luglio.

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