Matteo Salvini: "Il leader del centrodestra sono io"

L'avviso di sfratto a Berlusconi nel libro "Secondo Matteo".

"Renzi ha quarant'anni, Berlusconi è del 1936. La Severino l'ha azzoppato. Forza Italia è in calo, la Lega è il partito più forte. Tocca a me guidare l'opposizione". Con queste parole, riportate oggi da Repubblica e tratte dal libro "Secondo Matteo", Salvini dà l'avviso di sfratto al Cavaliere e si proclama leader della coalizione.

Quale coalizione, verrebbe da chiedersi, visto che in giro per l'Italia il centrodestra è più che spaccato (con l'eccezione notevole di Milano). Quello che sta avvenendo, però, è inevitabile: Forza Italia in calo (appena sopra il 10%) e incapace di guardare oltre il suo leader quasi ottuagenario; la spinta moderata del centrodestra ormai assorbita da Renzi e il populismo di destra rinvigorito da questioni europee e migratorie. Poteva andare diversamente?

Certo che sì, se solo Berlusconi fosse stato in grado di cedere lo scettro al momento giusto (vale a dire, anni e anni fa) individuando un successore degno di questo nome (tra i tanti, forse valeva la pena di tenersi stretto il normalizzato Gianfranco Fini) ed evitando che il Pdl diventasse un covo di serpenti pronti ad accoltellarsi tra di loro.

Oggi come oggi, che Salvini invochi la leadership sul centrodestra è inevitabile. Quasi scontato. Ma qualche perplessità rimane lo stesso: che leader può essere chi guida, comunque, un partito che al suo apice storico non si schioda dal 14/15%? Non vale nemmeno la pena di ricordare che risultati otteneva Forza Italia o il Pdl al suo apice, per capire quanto questa Lega Nord, in confronto, sia piccina.

Peraltro, la sua vocazione di estrema destra populista ne impedisce una crescita sufficiente. In definitiva, con Renzi da una parte e il M5S dall'altra, Salvini potrà forse essere il leader, ma di un centrodestra piccolo e votato alla sconfitta.

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