Franceschini e il finanziamento “ad mogliem”. Domani mondo della cultura in piazza contro il governo Renzi

ROME, ITALY - OCTOBER 23:  Dario Franceschini and  Michela Di Biase attend the 'Tribute To Paolo Villaggio' during the 10th Rome Film Fest on October 23, 2015 in Rome, Italy.  (Photo by Ernesto Ruscio/Getty Images)

Matteo Renzi, annunciava il 1 maggio scorso, 1 miliardo di finanziamenti per i beni culturali. Ora salta fuori che 40 milioni di quella somma, stanziata dal governo, andrà alla riconversione dei capannoni del Cerimant, a Tor Sapienza, un ex deposito militare nei pressi del quartiere Alessandrino.

Secondo Il Fatto Quotidiano, il finanziamento è poco limpido. Il quartiere Alessandrino è infatti il feudo elettorale di Michela Di Biase, moglie del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.

Dunque, la consistente cifra non andrà alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e nemmeno alla Galleria di Arte Antica, come forse qualcuno si attendeva. Come scrive il giornale diretto Marco Travaglio: "ora la Di Biase, dopo due anni e mezzo alla guida della commissione Cultura del Campidoglio, prova a fare il pieno di voti". E proprio oggi si apre la campagna elettorale della moglie Franceschini al quartiere Alessandrino.

Intanto, il prossimo 7 maggio, ci sarà una manifestazione a Roma, promossa da emergenzacultura.org, coordinamento composto da sindacati, associazioni, singoli archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, precari e studenti. Tutti chiederanno una svolta sulle politiche culturali del governo. Tra le adesioni spiccano i nomi di Salvatore Settis e Massimo Bray.

I partecipanti chiedono di fermare la corsa al consumo del territorio e di creare lavoro stabile e qualificato nel settore cultura. Inoltre si chiede una revisione della Legge Madia, che sottopone le soprintendenze ai prefetti, cioè direttamente al governo.

Lo storico dell'arte, Tommaso Montanari, se la prende anche la nuova visione imposta dal renzismo sui beni culturali. A suo avviso, esplicativa in tal senso è l'esternazione del presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche appena nominato dall'esecutivo: "Dobbiamo fare andare avanti l'Italia senza pensare a principi etici". Per Montanari, seguendo questo approccio: "l’Italia andrà a impantanarsi ancora un po’ nel suo più grande problema: la corruzione" (cit. Micromega).

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