Referendum costituzionale 2016, Legnini (Csm) richiama Spataro: "Consultazione ha valore politico"

Legnini

Il procuratore di Torino Armando Spataro aveva appena finito di dire a Repubblica che avrebbe aderito al comitato promotore per il no al referendum costituzionale 2016, che subito è arrivata la replica di Giovanni Legnini. Il vicepresidente del Csm, a Sky News Tg 24, ha dichiarato:

“Esiste il diritto del magistrato a esprimere un'opinione su referendum o riforme, ma c'è un divieto a partecipare alle campagne politiche. Il referendum costituzionale, secondo il procuratore Spataro, non è competizione politica, ma ha a che fare con la Costituzione. Io su questo sarei più cauto. I partiti hanno approvato quella riforma, e le correnti della magistratura potrebbero trovarsi al fianco dei partiti nella competizione elettorale"

Spataro aveva detto al giornale diretto da Mario Calabresi:

"Avendo qui confessato queste colpe (di aver aderito al "no" ndr.), potrei oggi essere accusato, secondo un pensiero che si va diffondendo, di appartenenza ad associazione per delinquere, con la qualifica di promotore e con l’aggravante della recidiva specifica: sembra, infatti, che sia quasi illegale che i magistrati possano ‘schierarsi’ in un referendum di natura costituzionale"

E poi ha precisato:

"Questo diritto-dovere di ‘schierarsi’ non ha nulla a che fare con la contesa partitica-politica che si sviluppa nei periodi di campagna elettorale ed alla quale, certo, i magistrati devono rimanere estranei, come prevede anche il nostro codice deontologico"

Innanzitutto, segnaliamo che Legnini è in contraddizione con sé stesso. A gennaio, infatti, aveva detto in un'intervista: "Voterei sì (al referendum ndr.). I tentativi di cambiare la Costituzione sono stati molti e tutti vani. Credo che vanificare anche questo costituirebbe un problema per le istituzioni e la democrazia” (Cit. Ansa)

Ci pare poi quanto meno grossolano il richiamo di Legnini. Ovviamente il referendum è "politico", come lo è qualsiasi consultazione. Ma "politico" non vuol dire necessariamente che faccia gli interessi di un partito.

Inoltre, affermare che il voto sul ddl Boschi "si è caricato di un significato politico" è improprio. Per la precisione è Matteo Renzi che lo ha fatto, minacciando le dimissioni. E' certamente legittima la presa di posizione del premier, ma che debba essere una scusante per zittire i magistrati sarebbe il colmo.

Infine, afferma Legnini, "i partiti hanno approvato quella riforma". Anche questo è errato: le riforme non le approvano i partiti, ma i parlamentari. E in ogni caso è del tutto nell'ordine delle cose che il Pd e il Governo l'abbia portata avanti. Insomma, non stiamo parlando delle tasse sulle sigarette, stiamo parlando della riforma costituzionale e la partecipazione dei magistrati al dibattito non è un reato. E, infine, parlare di "competizione elettorale" come se si trattasse di elezioni politiche è fuorviante.

Certamente sono giorni caldi, in cui lo scontro Renzi-Davigo è stato alimentato dall’uscita del membro laico in quota Pd del Consiglio superiore della magistratura, Giuseppe Fanfani, e dalle polemiche intorno alle parole del consigliere del Csm, Piergiorgio Morosini. Quest'ultimo avrebbe fatto meglio ad usare un linguaggio più accorto, ma non può essere messo tutto insieme. Anche perché si fa un pessimo servizio per l'informazione dei cittadini.

A farne le spese, in questa ridda di polemiche, sarà ancora una volta l'istituto referendario. Già svilito in passato, non certo dai magistrati.

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