Berlusconi, show da televendita. E Bersani non teme il Cav, teme il Prof

Se non fosse per il cerume e lo sguardo da cinesone allampanato, vedere Silvio Berlusconi per più di un’ora nella “televendita” sulla sua tv ammiraglia con la conduttrice che si fa dettare le domande, fa sentire tutti più giovani, con le lancette della storia riportate indietro di quasi vent’anni.

Se Berlusconi è sul fondo e il Pdl-centrodestra è una marmellata, anche Bersani e il centrosinistra non sono in piena salute come lo fanno apparire le primarie, andate bene anche a Milano. Non si tratta di lana caprina e non c’è nessuna volontà di cercare il pelo nell’uovo. La sostanza politica dice che il Pd si tiene (bene) a galla con il proprio zoccolo duro allineato ai gazebo (ammirevole prova di democrazia), ma annaspa nella strategia, non tanto spiazzato dall’annunciato ritorno in campo del Cav, ma disturbato (o terrorizzato?) dal quasi certo ingresso politico di Mario Monti.

D’altronde, anche dalle primarie non è tutto oro quello che luccica, sapendo quanto pesa la macchina interna di partito (e strutture e apparati collaterali) nell’orientare i votanti. Matteo Orfini, ad esempio, oggi chiederà alla direzione nazionale del PD di abolire il listino del segretario. Come dire: che buontempone! Basta vedere come si stanno muovendo sul territorio le vecchie “volpi” sulla tolda di comando, per riconfermare cadreghe e cadreghini.

A giorni il Parlamento sarà sciolto e si darà il via alle danze, ufficialmente, verso il voto di febbraio. Fatto sta che Monti si rifiuta di entrare nel recinto tracciato da Berlusconi ma non è intenzionato ad entrare nella casa del centrosinistra, neppure come acclamato (?) capofamiglia. Il nodo è essenzialmente politico. Bersani è in forte agitazione, non per il Cav ma per il Prof, competitor oggi ben più tosto del “Ghe pensi mi”.

Il segretario del Pd sa bene che con Monti in lizza, non c’è partita, appoggiato dal mondo intero e, soprattutto, con quattro elettori del centrosinistra su dieci pronti a sostenerlo (Mannheimer sul Corriere della Sera). Quindi, come recitava il vecchio adagio: “Se non puoi battere il tuo avversario, alleati!”.

Scrive il renziano Pietro Ichino: “Bersani esorcizza il problema dicendo: “non c’è di che preoccuparsi: dopo le elezioni ci alleeremo con il centro per governare insieme il Paese”. Ma se questo è davvero il suo disegno, perché l’alleanza con il centro non farla prima delle elezioni, domani stesso? Solo perché Vendola non vuole? Se è per questo, Vendola non è neppure d’accordo con l’appoggio che il Pd ha dato a Mario Monti per tutto l’ultimo anno. Gli elettori hanno diritto di sapere con precisione per che cosa votano”. Già.

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