Il digiuno di Marco Pannella: amnistia, giustizia e libertà, le ragioni per cui #iostoconMarco

Lo sciopero totale della fame e della sete che Marco Pannella porta avanti dal 10 dicembre ad oggi, giungendo al settimo giorno, incarna una battaglia per i diritti di tutti nel fisico dell'ottantaduenne leader radicale.

Uno sciopero totale della fame e della sete che dà corpo ai diritti civili ed umani di tutti i cittadini italiani e che lo stesso Pannella, con voce affaticata e fortemente sofferente, ha spiegato ieri in collegamento con Radio Radicale:

L'obiettivo è sempre quello: ottenere che lo Stato italiano interrompa la flagranza tecnicamente criminale in termini di diritto internazionale e della "ex" Costituzione italiana. Mentre continuano ad arrivare conferme dalla giurisdizione europea, abbiamo fornito lo strumento perché questo possa accadere formalmente in dieci giorni. Come episodio enorme, storico, dopo 30 anni di tradimento ed illegalità.

I media generalisti sono purtroppo poco chiari sulle motivazioni che spingono Pannella a mettere in gioco la vita per lo stato di diritto, per quelle gravi mancanze democratiche che riducono l'Italia ad essere uno

Stato canaglia, Stato ignobile, il suo Capo di Stato dovrà rispondere alla giustizia internazionale e spero italiana.

Non c'è odio nelle parole del leader radicale, non c'è vilipendio a chicchessia, ma una forte denuncia sulle gravi lacune dello stato di diritto in Italia: amnistia, diritto e legalità, un trittico indissolubile per tutti i cittadini italiani che, resi incoscienti dai media e dalla Rai (che non parlano di questa battaglia) ignorano l'assenza della legalità, della democrazia e dello stato di diritto in Italia.

Il digiuno di Pannella è, in questo senso, per tutti:

Sono in una situazione di primato. [...] l'unica volta che mi ero avvicinato a questa soglia fu quando facevo lo sciopero della fame e della sete contro l'esecuzione di Saddam

E' complesso, a volte, rendere la giustezza e la libertà delle battaglie di Pannella: l'assopimento della coscienza civile in Italia è spesso freno alla comprensione di battaglie giuste, come quella per l'amnistia, che va intesa non in senso meramente garantistico verso chi delinque: l'amnistia è una battaglia che ne incorpora mille altre, una battaglia per il rispetto dei diritti umani fondamentali di quasi 70mila persone che vivono sulla loro pelle, ogni giorno, la flagranza di reato di uno Stato che non riconosce la tortura per non aggravare la propria posizione di fronte alla comunità internazionale.

In uno Stato, l'Italia, dove ogni 5 giorni un detenuto si suicida è evidente che qualcosa non va: dal 1990 al 2011 si sono suicidati 1128 detenuti e decine di agenti di Polizia penitenziaria; nel solo 2012 contiamo 59 suicidi tra i detenuti.

L'amnistia invocata da Pannella non va intesa come un "liberi tutti" ma come un "diritti per tutti", perchè anche nelle carceri vengano garantiti quei diritti fondamentali che l'Italia riconosce nella Carta dei Diritti Umani; l'amnistia va intesa come

ripristino della legalità,

come una battaglia per tutti perchè tutti possono finire nelle tragiche maglie del diritto penale italiano: la metà dei detenuti in carcere oggi è in attesa di giudizio (nonostante la base del nostro diritto sia la presunzione d'innocenza) mentre fuori oltre 200mila processi l'anno finiscono in prescrizione (un'amnistia per ricchi): è evidente che al sistema giudiziario italiano serve una scossa, una riforma seria per snellirne le tempistiche, e l'amnistia è il primo passo verso quel ripristino di legalità fondamentale per uno stato democratico.

Ricordava Marco Pannella quando Giovanni Paolo II visitò, primo Papa della storia, il Parlamento italiano:

Era venuto in questo palazzo (nello stato di Cesare pur essendo il rappresentate di Pietro) a predicare la buona parola. Clemenza, aveva detto. Noi abbiamo tradotto in Amnistia perché c’era più bisogno di riforma, di legge che di clemenza

Ma non è l'unico motivo che spinge Marco Pannella al digiuno, rischiando la sua morte per evitare quella di qualcun'altro: elezioni democratiche, libere ed accessibili a tutti quei soggetti che, oggi, vedono precludersi la possibilità di accedere alla prossima legislatura come parte attiva, liberale, socialista, libertaria, antiproibizionista, nonviolenta e sopratutto antipartitocratica.

Non solo i Radicali, ma tutte quelle realtà politiche (siano movimenti, partiti o associazioni, siano il M5s di Beppe Grillo o LaDestra di Storace) che avranno con tutta probabilità difficoltà a presentare le liste; in questo senso Pannella ha spiegato che

I nostri sono gli stessi motivi di fondo che nel 1976 indussero un elenco illustre, senza precedenti, ad aderire all'appello che riuscimmo a pubblicare a pagamento sulle pagine de La Repubblica che, provocando alcune tribune politiche di riparazione prima del voto, permise agli italiani di giudicare per la prima volta le nostre ragioni e battaglie

appello che potete leggere qui ma che, sintetizzando, poneva come

fondamento di ogni democrazia il libero concorso di tutte le forze politiche alla formazione della volontà popolare [...] da oltre due anni la Corte Costituzionale con una sua sentenza ha imposto al Parlamento di porre termine ad una grave situazione di illegalità nell’utilizzazione del monopolio televisivo. Il fatto stesso che la Commissione di vigilanza stia provvedendo in questi giorni a regolamentare il diritto di accesso alle forze non rappresentate in Parlamento, è la dimostrazione che Pannella si batte non per diritti particolari, ma per diritti di tutti che sono stati ignorati e violati.

Era il 1976, ma oggi, se possibile, la situazione è pure peggiore: è assurdo che si debba affrontare un digiuno così grave rischiando la propria esistenza per chiedere minime garanzie democratiche e stato di diritto nel 2012 in Europa: è una battaglia per tutti e tutti sono tenuti ad esserne quantomeno a conoscenza, compito che spetterebbe alla Rai (che tace) ed ai media generalisti (che non danno la notizia o la danno non spiegandone le motivazioni, come fa il Corriere):

Io continuo assolutamente nello sciopero totale di fame e della sete, vedremo se arriveranno nomi vitali come nel 1976, perché quelli urgono. Servono personalità che dicano "sono pronto ad essere candidato"

Su Twitter l'ashtag #iostoconMarco è uno dei trends oggi, ma dovrebbe esserlo un po' tutti i giorni, riconoscendo i meriti ad una persona che con le sue battaglie ha segnato almeno due spartiacque culturali nella storia recente d'Italia: il referendum sull'aborto e quello sul divorzio ma le cui battaglie non si sono semplicemente confinate qui (ricordo con orrore, per quanto successo a posteriori, il referendum del 1993 sulla legge elettorale e sul finanziamento pubblico ai partiti: gli italiani non ricordano, ma venne promosso proprio dai Radicali).

Questa è la battaglia di Marco Pannella: l'assordante silenzio istituzionale ci rende evidente l'importanza che questa lotta ha per l'evoluzione democratica (o la nascita) italiana. Possiamo tutti noi, giornalisti, blogger, attivisti, politici e semplici cittadini, scrivere alla Presidenza della Repubblica affinchè si interrompa questa flagranza di reato dello Stato italiano: è un nostro diritto che, seguendo l'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, diventa quasi un dovere di cittadinanza.

Intervistata da Radio Radicale nel pomeriggio del 17 dicembre Emma Bonino ha così commentato l'iniziativa radicale di Marco Pannella:

Oggi la questione è capire se questi temi debbano fare parte del dibattito politico in questa fase e se debbano essere prioritari nel nuovo Parlamento: il punto è chi accetta di candidarsi sotto queste liste radicali della Rosa nel Pugno e questi temi per portare avanti questa battaglia di legalità senza delegarla solo ai Radicali e in particolare allo sforzo di Marco. Ci avviamo ad una fase elettorale di cui si sa solo da pochi giorni che si voterà col porcellum non si sa come sarà regolamentata la questione delle firme, tutto a poche settimane dalle elezioni, la certezza delle regole e del diritto nel nostro Paese è un assoluto optional. La questione che Marco pone è capire se esista nel nostro Paese una disponibilità da parte di personalità che come nel 1976 si schierino, dando la propria disponibilità alla candidatura per far sì che questi temi di legalità, giustizia e decenza della vita carceraria complessivamente siano oggetto di attenzione e dibattito nella campagna elettorale e trovino nel prossimo Parlamento degli eletti determinati a portare avanti questa battaglia, o se tutto questo non avverrà. E' arrivato il tempo di schierarsi.

Il digiuno di Pannella ha paradossalmente un gusto di libertà che in Italia pochissimi hanno assaporato, la sua sete vuole preservare quelle fonti democratiche che in Italia sono inquinate da un sistema partitocratico, corrotto, autoreferenziale: per questo è importante che tutti, anche chi non ha mai sostenuto Pannella, sappiano.

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