Filippine, il presidente Duterte: "Sì a pena di morte e la polizia potrà sparare a vista"

Rodrigo Duterte (71 anni) ha vinto le elezioni presidenziali delle Filippine il 9 maggio scorso. Non è stato ancora proclamato ufficialmente, ma i suoi piani per la sicurezza interna sono già chiari. Come riporta la Bbc, l'esponente del Pdp-Laban, vuole dare alle forze dell’ordine il potere di sparare a vista ai sospetti. Inoltre, ha anche detto di voler ripristinare la pena di morte.

L'ex sindaco di Davao, meglio noto per i suoi metodi come il “Giustiziere” , ha dichiarato che per stroncare il traffico di droga e la criminalità è necessario aprire il fuoco indiscriminatamente: "il mio ordine alla polizia (sarà ndr.) di sparare per uccidere. Sparare per uccidere il crimine organizzato". Inoltre, altro deterrente contro il crimine, sarà il ripristino della pena di morte tramite impiccagione, che nella visione del neopresidente è “meno crudele della fucilazione e della sedia elettrica”.

Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato in passato l'operato di Duterte da sindaco. Secondo le ong che si occupano di diritti umani, si sarebbe avvalso di squadroni della morte, responsabili di migliaia di omicidi extragiudiziali. In campagna elettorale, poi, ha usato anche un linguaggio sessista. Secondo quanto riportano i media internazionali, avrebbe quasi giustificato lo stupro di una missionaria australiana, affermando che la donna era molto bella.

Segnaliamo poi che Duterte ha annunciato di voler riscrivere la Costituzione, attribuendo più poteri all'esecutivo. E nel caso in cui il Parlamento lo ostacolasse, ha detto di essere pronto a chiuderlo e ad instaurare un governo di emergenza.

Duterte ha riscosso un grande consenso popolare, soprattutto da parte di chi è stanco delle dinastie politiche filippine che hanno governato fino ad oggi. Ha raccolto il malcontento delle fasce più deboli della popolazione, che rivendicano di poter beneficiare dei buoni risultati conseguiti dalle Filippine nell'ultimo periodo. A tale riguardo, evidenziamo che la crescita economica, nel 2015, è stata del 5,8% e nel 2016 si prevede al 6%.

In politica estera è difficile capire come si comporterà. Da un lato, ha detto di voler aprire alla Cina , dall'altra ha usato un nazionalismo sopra le righe sulla questione delle isole contese nel Mar del Giappone. Per quanto concerne gli Stati Uniti li ha prima attaccati e poi ha ritratto.

Ha più volte attaccato anche Papa Francesco. Dopo essersi scusato per aver detto che Bergoglio, durante la sia visita pastorale, ha congestionato il traffico di Manila, ha poi affermato in campagna elettorale che non si recherà in Vaticano.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO