Libia, Serraj all'Onu: "revocare embargo sulle armi per battere l'Isis" Gentiloni: "le forniremo"

US Secretary of State John Kerry (C), Libyan Prime Minister-designate Fayez al-Sarraj (L) and Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni address a press conference on May 16, 2016 in Vienna, Austria World powers said they supported the lifting of an arms embargo on Libya and were ready to supply weapons to the country's new unity government to help it fight the growing threat posed by the Islamic State group. / AFP / Dieter Nagl        (Photo credit should read DIETER NAGL/AFP/Getty Images)

Il primo ministro libico, Fayez al Serraj, ha elencato in un articolo le sue richieste alla comunità internazionale, che oggi è riunita a Vienna per discutere del futuro dello stato del Maghreb. Scrive il premier, designato lo scorso dicembre dopo un patto fra le fazioni libiche e le Nazioni Unite:

"Non chiediamo un intervento straniero in Libia, ma chiediamo assistenza con addestramento e la rimozione dell'embargo delle armi al nostro governo: la comunità internazionale ha responsabilità verso la Libia, e quando si tratta di sconfiggere lo Stato islamico ricordo ai nostri amici che questo sarà raggiunto dagli sforzi libici e senza intervento militare straniero"

Aggiunge Serraj, in chiaro disaccordo con gli aiuti internazionali che continuano ad arrivare al generale Haftar in Cirenaica e al presidente del parlamento di Tobruk, Agila Saleh:

"Tutti gli Stati devono lavorare solo con le istituzioni legittime secondo quanto prevede l'Accordo politico libico, ma alcune attività stanno minando i nostri sforzi e intensificheranno solo il conflitto"

Dunque, il presidente, che non riesce a dare piena sovranità alla Libia, con i ministri del governo che non sono stati ancora votati dal Parlamento di Tobruk, prova a fare pressione sui partner internazionali.

A tendergli la mano, il segretario si Stato americano John Kerry: "sosterremo il consiglio di presidenza e cercheremo di revocare l'embargo e fornire gli strumenti necessari per contrattaccare l'Is".

Dello stesso avviso il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. A tale riguardo il titolare della Farnesina ha dichiarato:

"la stabilizzazione della Libia è la chiave per combattere il terrorismo. Senza si rischia un conflitto interno, anche armato. Cercheremo di rafforzare l'accordo politico, per combattere contro l'Is, incluso il generale Haftar, ma serve il riconoscimento pieno"

E aggiunge Gentiloni:

"siamo pronti ad addestrare ed equipaggiare le forze militari libiche come ci chiede il governo Sarraj"

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